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Approvato piano di rientro. Voto contrario del PD

E’ stato approvato nella notte il piano di rientro proposto dall’amministrazione comunale di Sesto San Giovanni per risanare il bilancio comunale e intervenire su 21 milioni di disavanzo e su 14 milioni di debiti verso i fornitori. Il piano è stato approvato con 17 voti favorevoli, 2 astenuti e 4 contrari del Pd.
“E’ una bella giornata per Sesto San Giovanni – ha commentato il Sindaco Roberto Di Stefano – perché finalmente usciamo da una fase molto difficile che ha portato l’ente comunale vicino al dissesto. Ringrazio la maggioranza per l’unità e la preparazione dimostrate nelle due sedute in Consiglio Comunale. Ringrazio anche parte dell’opposizione per il confronto costruttivo in aula e per le proposte avanzate. Spiace invece aver visto il no del Pd che evidentemente, dopo aver creato questi disastri contabili, preferiva mandare il Comune in dissesto, alzare le tasse e tagliare i servizi. Abbiamo lavorato pensando esclusivamente a salvaguardare la città e a non mettere le mani nelle tasche dei sestesi”.
A far discutere è però un vistoso errore in uno dei documenti allegati al bilancio che non era “collocato a Sesto San Giovanni, ma ad Agrate Brianza. “Una prova evidente – commenta in una nota il segretario cittadino PD Nicola Lombardo e la capogruppo consiliare Roberta Perego – che è stato fatto un copia incolla di documenti di altri Comuni e che prima la giunta, poi i consiglieri di maggioranza non hanno nemmeno letto gli atti. La nostra consigliera Mari Pagani ha lasciato l’aula in quanto, non avendo ricevuto, come tutti, tutti i documenti previsti dalla legge per la discussione del bilancio nei tempi prescritti, ha dichiarato di non avere potuto prepararsi adeguatamente riservandosi di fare ricorso al Tar”.
Il Gruppo del Pd in Consiglio comunale ha inoltre votato contro la vendita del 100% dell’Azienda delle Farmacie comunali decisa dalla maggioranza di centrodestra, alla quale si sono aggiunti anche altri gruppi consiliari che non fanno parte della coalizione che governa il Comune.
“In questo modo – aggiungono Perego e Lombardo – abbiamo espresso la nostra preoccupazione perché non vengono garantiti né i livelli occupazionali e retributivi dei dipendenti dell’Azienda, né la continuità di tutti gli attuali punti vendita, alcuni dei quali sono attivi in quartieri della città dove la presenza della farmacia comunale è anche un prezioso presidio socio sanitario (…) Infine le nostre farmacie, nei loro circa 60 anni di vita, hanno svolto sempre anche un ruolo di assistenza sociale per i più deboli, che ora viene abbandonato. Tutte queste nostre preoccupazioni erano state espresse in emendamenti che il Gruppo del Pd ha presentato, ma che sono stati respinti dalla maggioranza con la motivazione che se venissero imposti vincoli all’eventuale compratore, l’azienda sarebbe meno appetibile. Per avere la garanzia dei livelli di occupazione e del mantenimento in piena attività di tutti i 10 punti vendita, avevamo anche proposto di mantenere in capo dal Comune il 20% delle quote societarie, ma anche questa nostra proposta è stata respinta.”.

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