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Ma cosa è stata la prima Repubblica?

“Sono cose da prima repubblica”, “si torna ai giochetti della prima repubblica” sono frasi che si sentono spesso pronunciare in modo stucchevole e irritante da parte di molti parolai da talk show che si autodefiniscono leader politici. A questi signori è bene ricordare che i giovani della “prima repubblica” hanno sfidato con la qualità delle idee e con una solida cultura ed esperienza politica la generazione precedente sostituendola senza accantonarla e tanto meno rottamarla.
Hanno saputo affermarsi cominciando ad attaccare i manifesti, a servire alle feste di partito, a scrivere e distribuire volantini, a girare per le sezioni dove trovavano compagni che brontolavano sempre, a organizzare congressi e campagne elettorali.
Poi, dopo una dura selezione sul campo, qualcuno veniva eletto dirigente e se aveva i voti diventava consigliere comunale della sua città. Solo chi mostrava una forte capacità di leadership poteva aspirare al Parlamento, dove si accedeva a suon di preferenze e ne occorrevano tantissime e in più province. Ci voleva molta passione, ma anche un carattere forte.
Era un mestiere che per tempra solo in pochi potevano permettersi, ma non era riservato solo ai ricchi. Anzi. Tanti figli di operai hanno avuto la possibilità di emergere grazie ai partiti di allora.
Nessuno ha mai pensato a 31 anni e senza la minima esperienza di fare il presidente del Consiglio, né di passare da sindaco a premier cacciando in malo modo chi lo aveva preceduto. Si aveva un grande rispetto per gli anziani militanti del partito. Si creavano giornali, si imparava a scrivere relazioni, programmi, articoli.
E’ bene ricordare a tutti questi parvenu della politica il contributo che “quelli della prima repubblica” hanno dato alla democrazia italiana. E’ bene ricordarlo a tutti quelli che pensano e dicono che coloro che li hanno preceduti hanno fatto politica solo per interesse e non perché stimolati da un forte richiamo ideale.

Ciemme

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