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Moschea via Luini, il Tar accoglie il ricorso del centro islamico

Il Tar ha accolto il ricorso del Centro Islamico di Sesto San Giovanni in merito alla delibera che, di fatto, fermava la costruzione in via Luini a Sesto San Giovanni di quella che sarebbe stata una delle più grandi moschee del nord Milano.
Dura reazione del sindaco Di Stefano: “Siamo alla follia! In estrema sintesi, per il Tar è irrilevante che il Centro Islamico usufruisca da anni di un terreno comunale senza pagare quanto dovuto alle casse dell’Amministrazione al punto d’aver maturato a oggi già 320mila euro di debito. Così come non vengono prese in considerazione altre questioni di natura prettamente tecnica-urbanistica. Secondo il Tar prevale il diritto di culto e i debiti sono carta straccia? Per me, invece, deve prevalere un concetto che è scritto in tutte le aule dei tribunali italiani: la legge è uguale per tutti. E non vedo perché gli islamici possano godere di un terreno comunale senza pagare quanto dovuto. Leggerò attentamente le motivazioni del Tar – conclude Di Stefano – ma fin da ora dico a chiare lettere che con me sindaco la moschea non verrà mai realizzata. Il Centro Islamico pensi innanzitutto a saldare il debito con i contribuenti sestesi e porti in Comune i bilanci che dimostrino di non avere contatti con finanziatori del Qatar, Paese considerato vicino al terrorismo islamico. Lo ribadisco, tenendo fede alla volontà politica dei sestesi, non indietreggerò di un centimetro. Anzi, valuterò di istituire una consultazione cittadina per chiedere chi è favorevole o contrario alla grande moschea a Sesto San Giovanni”.
All’opposizione, il PD parla di scarso rispetto istituzionale da parte del primo cittadino sestese: “Una sentenza così importante e severa, denuncia le inadempienze amministrative e, come avevamo previsto, mette in difficoltà l’intera comunità sestese, facendola ripiombare in un conflitto faticoso e in lacerazioni che sfilacciano i legami di una città – commenta il segretario cittadino Nicola Lombardo e il capogruppo consiliare Roberta Perego -. Ecco, di fronte a tutto questo il sindaco Di Stefano non trova proposta migliore, oltre a caricare di costi aggiuntivi alla già “sconfitta” in primo grado la comunità e le casse comunali con un ricorso al Consiglio di Stato,  di quella di una “consultazione cittadina”, che suona più come una “chiamata alle armi”, ribadendo che “finché sarà Primo Cittadino a Sesto San Giovanni il centro culturale islamico non sarà realizzato”. Le affermazioni del Sindaco, oltre a mostrare il suo consueto scarso rispetto istituzionale, confermano ancora una volta che per accontentare un pezzo del proprio elettorato si mettono in disparte gli interessi e il benessere di una comunità, che ha bisogno di crescere, confrontarsi e misurarsi con tutte le sue realtà presenti nel suo territorio. Lo abbiamo visto fare anche per tutti quegli atti che sono stati dettati più che da una ragionevole azione di governo, cui è chiamato chi ha la responsabilità della guida di una città, dal “furore” ideologico divisivo; atti su cui sono stati più clamorosi “i passi indietro” che la loro adozione, a quel punto “attribuiti” strumentalmente al corpo amministrativo dell’ente. Oggi ci chiediamo invece quale sarà la reazione dei “civici” alleati anche su questo clamoroso “nulla di fatto” e sulla “chiamata alle armi”. Da parte nostra restiamo nella convinzione che la capacità politica è quella di tessere legami, di accompagnare la comunità cittadina e di trovare insieme soluzioni per il bene comune”.

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