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Affollata assemblea pubblica sulla carenza di medici di famiglia e sui pazienti cronici

Giovedì 15 febbraio, presso il salone parrocchiale della Chiesa della Resurrezione di via Pisa, 37 si è svolto l’incontro organizzato da Associazione Sottocorno e Comitato Cascina Gatti per affrontare due grandi problemi che interessano sia il quartiere che tutta la città sino a previsioni che includeranno provincia e regione. La richiesta dei cittadini è quella che sia rispettato l’art 32 della Costituzione ovvero il fondamentale diritto alla salute, connesso a questo, che ci sia il giusto numero di medici di base distribuito sul territorio con le condizioni adatte a lavorare nel rispetto della qualità del servizio in termini di: rapporto di fiducia e conoscenza dell’assistito, disponibilità, competenza. Grazie all’impegno dell’Associazione e del Comitato, sono intervenuti a colloquio con i cittadini due figure importanti dell’ATS Milano (Agenzia di tutela della Salute): il dr. Galdino Cassavia, direttore del Dipartimento cure primarie ATS Milano (che ha esposto la situazione dei medici di famiglia a Sesto e in particolare nel quartiere Cascina Gatti) e il dr. Silvano Casazza, direttore Sociosanitario di ATS Milano (che ha affrontato il problema della nuova gestione dei malati cronici). Alla luce della curva pensionistica di massa dei medici di base, importante risolverne l’avvicendamento con sostituti in tempi celeri. Il dr. Casazza ha incentrato il discorso sulle nuove generazioni in formazione: i bandi di concorso indetti per inserire nuovi medici di base non sarebbero andati a buon fine e questo potrebbe essere attribuito, secondo il direttore, a problematiche di formazione (ci vogliono tre anni di scuola di formazione prima di poter diventare medico di famiglia) nonché alla non disponibilità dei giovani di inserirsi in zone periferiche partendo dall’ incapacita’ dei cittadini di mostrare la necessaria considerazione e affezione alla figura del medico di base utile ad invogliare le “nuove leve” a scegliere questo tipo di posizione. Una soluzione, secondo ATS, potrebbe essere quella di mettere dei medici temporanei a sostituzione di quelli andati in pensione (in attesa del candidato definitivo) e caricare con un maggior numero di assistiti i medici rimasti (si potrebbe cosi anche arrivare a 1800 assistiti per medico rispetto ai 1500 previsto come massimale). Di diverso avviso il dr. Restelli, Presidente dell’associazione Medici di Sesto, che ha incentrato il problema sulla “non appettibilità per i giovani” dell’ impiego come medico di base. Mentre il medico ospedaliero è un dipendente, quello generico lavora in libera professione e deve accollarsi spese e oneri che vanno dall’affitto del locale di esercizio ai ricettari. Considerando l’immutabilità degli stipendi di categoria da vent’anni e, viceversa, l’ aumento delle spese, parrebbe ovvio che i giovani decidano per altre strade. Aggravante sarebbe poi il discorso di burocratizzazione del medico sempre più costretto a guardar il monitor del computer per non sbagliare le procedure telematiche piuttosto che guardare il paziente e la mortificazione di ruolo nel non poter prescrivere taluni farmaci e dover per prassi delegare sempre ai colleghi specialisti.  In un Paese che invecchia sempre più (media Nord Milano: 165 ultra 65enni ogni 100 bambini; Sesto San Giovanni 183 anziani ogni 100 bambini ) e dove esponenzialmente aumenta il numero di chi ha una o più malattie croniche, fondamentale seguire i pazienti nel percorso di cura. Il dr. Casazza a tal proposito ha esposto il modello di “presa in carico” ideato da ATS .  Il modello consiste nella stratificazione dei malati cronici in tre livelli a seconda della gravità della o delle malattie croniche individuali e assegnando di conseguenza un GESTORE consono che può essere il medico di base, un ente pubblico o un ente privato convenzionato. Il gestore dovrà prendere in carico il paziente e seguirlo nel percorso di cura guidandolo tra esami e trattamenti con promemoria adeguati. Per questo verrà predisposto un “iter di presa in carico” che, tra l’altro, prevede lettere inviate dalla Regione piuttosto che numero verde. Due grandi tematiche, quelle trattate, per cui al momento, sottolinea il rappresentante del Comitato di Cascina Gatti, ci si può solo appellare in maniera continuativa alle istituzioni affinchè non si dimentichino di trattare il problema. L’unica certezza resta che l’anno cruciale sarà il 2023 quando , i moltissimi medici che ora hanno 58 anni (l’età pensionabile del medico dovrebbe essere 70 anni anche se molti abbandonano prima) andranno letteralmente in pensione in massa.

Loredana de Manno

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