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Case popolari, i sindacati chiedono il confronto con il Comune

E’ stata definita un vero e proprio “disastro” dai vari sindacati la sperimentazione del nuovo sistema di assegnazione delle case popolari con la nuova legge n. 16 del 2016 decisa dalla Regione Lombardia e che prevede una selezione per via telematica delle domande inserite nelle varie graduatorie dai richiedenti alloggio.
Un sistema altamente discriminatorio, che comporta una forte scrematura per cittadinanza, nazionalità e reddito, senza contare che non tutti i Comuni erano preparati per produrre la certificazione a coloro che avevano già in carico con ISEE inferiore a 3.000 euro.
I tempi per la presentazione delle domande sarebbero troppo stretti (39 giorni), ancora di più per i reclami (solamente una settimana di tempo). Intanto a oggi si contano circa 60.000 nuclei famigliari in Lombardia ancora in attesa di una sistemazione.
Nello specifico, il sistema informatico ha scartato ben il 50% delle domande trattate dai Comuni (Monza, Brugherio, Villasanta, Sesto, Cologno, Cinisello, Bresso, Cormano e Cusano Milanino) e dalle aree Aler interessate su un totale di 1.400. Nel caso di Sesto San Giovanni (comune capofila della sperimentazione) e Cologno, le domande prese in considerazione sono 267 su un totale di 41 alloggi da assegnare, e non 50 come da bando. Una legge che presenta poca chiarezza, soprattutto nel controllo delle graduatorie, e che dunque va cambiata secondo le associazioni sindacali, che chiedono esplicitamente un confronto con l’amministrazione comunale al più presto, possibilmente prima di giugno, quando la sperimentazione potrebbe essere estesa a tutta la regione.
“Da diverso tempo stiamo chiedendo di essere ascoltati ma non abbiamo ancora ricevuto risposta – spiega il coordinatore della Cigl Milano, Claudio Carotti, presente questa mattina alla conferenza stampa organizzata presso la sede dell’Unione Inquilini di via Marx 495 -. Solo Cinisello ci ha mostrato interesse al dialogo. Si vogliono negare le difficoltà di questa legge e mettere la polvere sotto al tappeto, anziché affrontare il problema reale. Ci sono tante famiglie bisognose che in questo modo non avranno mai una casa. I politici dovrebbero prestare maggiore attenzione, si deve privilegiare il confronto con le parti sociali”.
“Non ascoltare i sindacati è una scelta sbagliata e cinica – aggiunge il segretario della Sunia Francesco De Gregorio -. Questa legge penalizza chi è più povero e chi ha problemi di formazione. Il Lombardia ci sono tanti sfrattati che hanno un forte bisogno di casa e tutto questo non va ignorato. Va rilanciata l’edilizia residenziale pubblica. Chiediamo che questa assegnazione venga vista con altri occhi”.
Sempre secondo i sindacati, sarebbero circa 15.000 gli alloggi sfitti in tutta la Lombardia e solo una piccola parte viene assegnata a chi realmente ne ha bisogno.

Fabio Casati

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