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Elezioni, i tre maggiori blocchi ai nastri di partenza

E’ pronto il centrodestra, sia pure senza il candidato a premier. Prontissimo, come sempre, il M5S che non ha niente da perdere. Più complicata invece, la messa a punto del PD, ma sembra in forte ripresa. E dunque, salvo qualche ritocco dell’ultimo momento, i tre blocchi classici, che si contenderanno la supremazia dei grandi numeri, sono pronti al nastro di partenza. Il centrodestra, dove troviamo Berlusconi candidato Presidente, senza alcuna possibilità di riuscire nell’intento, ma stesse probabilità, per il suo alleato Matteo Salvini, anche lui candidato a premier. Per questa formazione inoltre, si aggiunta nelle ultime ore, la rinuncia di Roberto Maroni (Lega) a ricandidarsi a Governatore della Lombardia, dove il 4 marzo 2018, sarà rinnovato il Consiglio Regionale. Stando alle dichiarazioni dello stesso Maroni, l’ormai ex Presidente lombardo si ritiene disponibile per altri incarichi romani, interpretata dai più come eventuale candidato a Presidente per Palazzo Chigi, nomina che secondo la Costituzione italiana compete al solo Capo dello Stato.
Altro pretendente al “soglio” di Palazzo Chigi, è Luigi Di Maio, del M5S, che sia pure scelto dal suo Movimento, dovrebbe prima di tutto superare, da vincitore, il voto popolare degli italiani, dopodiché, sempre allo stesso toccherebbe trovare una maggioranza parlamentare che approvi il suo programma e la sua squadra.
Non intendiamo, a questo punto, ricorrere ai numerosi sondaggi che darebbero già vincente il centrodestra, ma secondo lo stesso metodo, sarebbero vincenti anche i Cinque Stelle di Grillo. Non intendiamo farlo, per il motivo già detto, che vuole un tale premio, sia assegnato dalla volontà popolare attraverso il voto. E poi, c’è un’altra possibilità, riservata al terzo “incomodo”, che da ben cinque anni ha retto in modo ottimale se non eccellente, il governo del paese, con Enrico Letta, Matteo Renzi e buon ultimo, Paolo Gentiloni.
Tre i blocchi politici, che secondo noi, hanno le stesse probabilità di giocare bene le loro carte, anche se apparentemente, quelle di Berlusconi sembrerebbero le migliori, ma non è ancora detto. Cominciano a vacillare invece, i propositi e le certezze del M5S, questi, infatti, non hanno e non possono riferirsi a loro precedenti esperienze di nessun livello governativo o amministrativo. Altra cosa, invece, per il centrosinistra, sia pure ridimensionato per l’abbandono di alcuni dirigenti, ma che comunque, sta reggendo il governo del paese da oltre cinque anni, senza che si possa affermare di aver fallito gli obiettivi. Anzi, possono sempre dimostrare che con loro, dal 2012, il paese sta meglio e ci sono le premesse per fare ancora di più in futuro.
Le alleanze dunque e i buoni risultati, dati i tempi e preso atto di quanto è accaduto loro a fine 2017, non sono proprio da buttar via, anzi, dalle prime anticipazioni, anche il nuovo programma è calibrato per mettere al sicuro i dati, raggiunti in corso d’opera, quanto alla squadra da far scendere in campo, il centrosinistra non ha niente da invidiare a chicchessia. Sia sulla carta, sia sui fatti concreti, infatti, la  scelta di voler schierare la miglior squadra di governo possibile, dice già tante cose e dunque, il centrosinistra, ha scommesso di puntare tutto su qualità ed eccellenza di persone e tecnici di assoluta affidabilità. Paolo Gentiloni, l’attuale Presidente del Consiglio, è in prima linea e con lui, il suo super Ministro alle Finanze, Pier Carlo Padoan, Dario Franceschini, Ministro alla Cultura e Turismo, Marco Minniti, agli Affari Interni, Andrea Orlando, alla Giustizia, Graziano Delrio, alle Infrastrutture e Trasporti e se dovesse accettare Carlo Calenda, l’ottimo Ministro allo Sviluppo Economico, nessuno gli negherebbe una candidatura. Stessa cosa per Beatrice Lorenzin già Ministro alla Salute. Tutte persone insomma, che assieme ad altri ministri, hanno operato per il bene comune e non c’è nessun motivo per non doverli offrire. Se le cose sono andate così, allora, per quale motivo, gli italiani non dovrebbero fidarsi ancora di loro? Questa, appunto, è la riflessione che ciascun italiano dovrebbe fare. Ci sono ancora diversi giorni a disposizione prima del grande pronunciamento del quattro marzo 2018. Si faccia, dunque e in piena coscienza!

 

Mario Guerrisi

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