Ema, Milano perde al sorteggio

Grande delusione per il risultato del sorteggio della sede della Agenzia Europea del farmaco, assegnata ad Amsterdam in Olanda. Delusione bipartisan con le prime dichiarazioni ufficiali con il governatore di Regione Lombardia, Roberto Maroni, e il sindaco Giuseppe Sala. “Abbiamo fatto tutto il possibile, eravamo prontissimi”, hanno detto durante una conferenza stampa al Pirellone, il palazzo che era candidato a ospitare la sede dell’Ema. Se un pesante rilievo hanno voluto muovere, entrambi lo hanno fatto sul metodo del ballottaggio fra Milano e Amsterdam: il sorteggio.
“E’ veramente un po’ assurdo essere esclusi perché si pesca da un bussolotto: tutto regolare ma non normale”, dichiara Sala. Un metodo “triste” anche per Maroni: “E’ il paradigma di un’Europa che non sa decidere, bisogna che se ne ripensi la governance”. “E’ assurdo e ingiusto un sorteggio per assegnare l’Ema – commenta Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio e di Confcommercio Milano -. Il caso non può decidere il destino di un’agenzia così importante e strategica per l’Europa. Detto questo Milano e il Paese ne escono a testa alta. Istituzioni, politica e mondo delle imprese hanno fatto un grande gioco di squadra che ci ha portato a un passo dalla vittoria. Non siamo riusciti a replicare il successo di Expo,  ma rimane un metodo di lavoro che rappresenta una straordinaria carta vincente per il futuro”.
Rincara la dose il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici: «Una scelta che fotografa la debolezza dell’Italia in questa Unione Europea di egoismi ed i distorcenti meccanismi che permettono il gioco a nostro danno. Non si sarebbe dovuti arrivare al ballottaggio. La città ha tutte le qualità e le caratteristiche per ottenere l’assegnazione e l’Italia vanta grandi crediti verso l’Europa: per il contributo finanziario al bilancio europeo, e perchè, a parte le due agenzie, in Italia non ha sede alcun organismo o istituzione dell’Unione Europea (Parlamento, Commissione, Banca Centrale, Tribunale, Corte). Ci sarebbe quindi una ragione storica  per vantare, sul piano politico, diritti nell’attribuzione di qualche istituzione; ma il meccanismo del voto segreto ed addirittura l’assurdità del sorteggio non permettono alcuna valutazione politica.»

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