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Nelle parole di Bersani (su La7) quanto odio verso il partito di cui è stato padre e mentore

Bersani
Renzi

“No, non siamo contro Renzi – ha affermato di fronte a una Lilly Gruber piuttosto sbalordita – non sopportiamo quello che fa e come si muove e dunque, è meglio che ciascuno stia per suo conto e fa niente se perderemo tutti alle prossime elezioni politiche”.
Il guaio, però, così dice la gente, è che a perdere non sarà solo il suo ex partito; si ha infatti la netta impressione che stavolta a sparire dalla scena politica nazionale sarà l’intera sinistra. A meno che, penserebbe la stragrande maggioranza dei cittadini, non ci sia un ripensamento dell’ultimo momento, con cui i fuoriusciti ritornino sui loro passi, anche se ormai sembra fin troppo tardi. Possibile, si vocifera unanimemente e non sottovoce, che si lasci Berlusconi libero di visitare tutte le piazze d’Italia, ripetendo la solita inconsistente manfrina di sempre?
Come si fa a non reagire di fronte a quanto vanno affermando Salvini (Lega Nord), Meloni (FdI), con l’aggiunta di Alemanno, che intendono spingere il capo leghista addirittura verso il premierato del centrodestra? Possibile, che non si riesca a turarsi il naso, mettendosi insieme, pur di costruire un argine all’avanzata dei M5S, senza ritenerla ormai una fatalità?
Cos’altro tocca poi ascoltare dalla bocca di Bersani, sempre su La7: “Va rammentato alla gente, che fin quando siamo stati tutti insieme, a Roma, Torino o a Sesto San Giovanni, il centrosinistra non ha mai perso”! Oggi, invece – ripete Bersani – con la politica centrista di Renzi, c’è toccato arretrare, passando la mano ad altri”.
Vuoi vedere che Bersani non conosce i veri motivi per cui, ad esempio, il PD ha perso malamente a Sesto San Giovani? Forse, nessuno gliel’ha spiegato, ma a Sesto, in verità, la partita non s’è neanche giocata. A far perdere il PD, è stato il fatto che la stragrande maggioranza del popolo di sinistra, non accettando le candidature proposte, non è andato a votare.
La colpa di questa debacle, va comunque addossata alla stessa politica del PD, messa in campo dal 1994 in poi. Da quando, cioè, ha voluto amministrare con un suo solitario monocolore, anche se di volta in volta, ha imbarcato sulla sua nave, senza colpo ferire, qualche cespuglio della sinistra sinistra.
Qualora poi, si volesse aggiungere, che strada facendo, non è servito a nulla il sacrificio di molti ex socialisti che, volendo aiutare la baracca, già in fiamme, sono stati messi volutamente in un angolo. Ora, è quasi impossibile che Bersani queste cose non le sapesse, e dunque a quale gioco vuole giocare? E soprattutto, dove intende andare a parare con le sue abiure? Questo è il dilemma!
E’ sempre sperabile, in ogni caso, che a metterci una pezza, saranno gli elettori/ci, quando andranno a votare, stringendosi attorno a un possibile centrosinistra largo, aperto e riformista.

Mario Guerrisi

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