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Un lettore sull’esclusione dai Mondiali: ritroveremo l’umiltà?

“Abbiam perso, siam fuori dai Mondiali. E dire che a inizio partita faceva ben sperare quel cartellone  sugli spalti: “Vi rimontiamo come in Ikea!”.
Macché! Qualcuno – nel giudicare l’impegno dei nostri azzurri – a fine partita ha commentato che gli è sembrato di vedere una delle classiche sfide “scapoli-ammogliati”. Non c’era fame e sete di vittoria. Se la volta prossima la compagine sarà come quella che ha segnato questa seconda storica debacle – dopo quella del 1958 – bisognerà  rivolgersi al cielo: forse lassù qualcuno ci ama e ci aiuterà a vincere!
Però non più a San Siro, questo santo ieri sera (lunedì 13 novembre, ndr) dagli spalti non ha mosso un dito, non si è scomodato a  fare il miracolo come … san Gennaro! E dire che noi, stupidi, eravamo ancora lì a sperarlo fino all’ultimo. Per la prossima volta suggerisco che si vada a giocare al Sant’Elia di Cagliari…chissà, forse..!
Insomma  le lacrime di Buffon, i pianti inconsolabili di Belotti, i mea culpa, i sensi di colpa …mi sono sembrati patetici. Ma che si pretende! Siamo uomini o bambini che giocano ai soldatini? Volersi giocare la qualificazione nell’ultimissimo match è da presuntuosi se non da disperati. Capisco perché poi uno non sa più a che santo votarsi. Io non dico che non si siano impegnati i vari Immobile, Serginho e Florenzi…ma perbacco, qui non si trattava di impegnarsi ma di dare l’anima quasi come se si desse la vita… ma prima e non all’ultimo, anzi, dalla prima partita per la qualificazione!
Invece che ne sa uno che ha la pancia piena di chi ha fame? Ora veniamo a noi: troveremo una ragione per vivere anche senza mondiali? So per certo che quel ragazzo che all’uscita dallo stadio ha dichiarato “Ok, ora  raccogliamo le ceneri e cominciamo a ricostruire”, esprime la parte più bella sana e direi meravigliosa della nostra gente. Come anche Buffon, che ha avuto la forza d’animo di dire: “Adesso dobbiamo pensare a rialzarci!”. Ecco a cosa è servito aver perso: l’umiltà, sta diventando chiaro!
Lasciamo perdere i processi e chi ha buon gusto si dimetta pure ma quel che è certo è che questa eliminazione forse ci aiuterà a ritrovare l’umiltà, che soprattutto tra i dirigenti del movimento sportivo italiano – oltre che tra i giocatori – mi è sembrato si sia persa da un pezzo. Umiltà per gente di successo vuol dire distacco da chi oggi ti idolatra e domani ti scarica: “tenere la distanza” perché quando si diventa  campioni – nel calcio come in qualsiasi altra disciplina – la parola d’ordine dovrebbe essere quella degli antichi monaci benedettini “memento homo, pulvis es!”.
Se vogliamo, possiamo dirlo anche con le meridiane che si trovano all’ingresso di tanti borghi di questo bel paese ormai fuori dai mondiali (e dal business): “Passa l’ombra e ripassa/ senza ripassar/ l’uomo trapassa”. Ma ricostruire deve essere la nostra prima e ultima parola sulla sconfitta di lunedì sera: se vogliamo dirla tutta davvero: che le società di calcio -magari decurtandolo dagli ingaggi e dai lauti contratti dei “campioni”(sic) – diano parte dei loro introiti o proventi che dir si voglia – per alimentare i vivai nostrani (insomma i nostri ragazzi o talenti) anziché puntare “troppo” sui giocatori stranieri!”

Pippo Emmolo

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