Rosatellum, alcune osservazioni sulla nuova legge elettorale

Dal latino classico (ius soli, ius sanguinis, ecc.) si è passati al latino maccheronico (mattarellum, porcellum ecc.). Il prossimo passaggio linguistico dovrebbe essere il “volgare”, ma è meglio lasciar perdere! Oggi si parla della nuova legge elettorale detta “rosatellum”, dal nome del suo ideatore, l’on Rosato. Data l’estrema complessità del sistema per non annoiare i lettori metteremo in evidenza pochi punti per noi per noi particolarmente critici.
Si torna a un sistema misto maggioritario/proporzionale , come quello della prima riforma elettorale ( la legge Mattarella del 1993) con la differenza non da poco che adesso la proporzione tra i seggi assegnati con l’uninominale maggioritario e i seggi assegnati con il sistema proporzionale è quasi rovesciata. Con la riforma del 1993 i seggi uninominali erano il 75% e quelli del proporzionale il 25%. Con il «Rosatellum» i seggi assegnati con l’uninominale sono poco meno del 37%, proporzionali tutti gli altri.
A differenza del Mattarellum la nuova legge elettorale non prevede la possibilità del voto disgiunto. Si può esprimere un solo voto, che dalla lista proporzionale si estende automaticamente al candidato nel collegio uninominale, o che viceversa si estende, secondo un complicato calcolo, dal candidato nel collegio maggioritario ad una delle liste che lo sostengono nel proporzionale.
L’elettore può anche esprimere due voti (proporzionale e maggioritario), a patto che vengano espressi nell’ambito della stessa coalizione in caso contrario la scheda viene invalidata. Non era così con il Mattarellum, che prevedeva due schede per l’elezione dei deputati, una per scegliere il candidato nel collegio e un’altra per votare una qualsiasi delle liste in gara nella parte proporzionale.
Come si è visto la nuova legge prevede le coalizioni che devono essere identiche su tutto il territorio nazionale. I candidati nel collegio uninominale possono essere sostenuti da un solo partito o da un insieme di liste.
Le coalizioni non devono presentare un simbolo comune per accompagnare i candidati nei collegi (come fu ad esempio l’Ulivo), né un programma comune. Le singole liste devono presentare ognuno il proprio programma e indicare il proprio capo.
Si tratta in tutta evidenza di coalizioni destinate a durare solo il tempo delle elezioni. È vero che essendo i parlamentari liberi di votare o meno la fiducia a un governo la rottura non si può escludere neanche con leggi più vincolanti ,ma adesso la coalizione non deve presentare neanche un programma comune. Potrebbe succedere che i programmi delle liste che sostengono lo stesso candidato nel collegio siano in contraddizione tra di loro. È rimasta però l’indicazione del capo del partito, indicazione inutile, visto che con questa legge e questo quadro politico le alleanze per il governo si faranno in parlamento dopo il voto.
Sono tre le soglie previste da questa legge, due sono soglie di sbarramento al di sotto delle quali non si ha diritto all’assegnazione di seggi: il 3% per le liste singole e il 10% per le coalizioni. Le soglie sono calcolate a livello nazionale, anche per il senato.
Alle coalizioni che raggiungono il 10% e hanno al loro interno almeno una lista che supera il 3% vengono riconosciuti anche i voti di quelle liste che non hanno superato lo sbarramento ma hanno raggiunto almeno (e questa è la terza soglia) l’1% dei voti validi.
In questo modo il sistema incoraggia la presentazione di micro liste o “liste civetta” che non possono aspirare al 3% ma possono arrivare all’1%. La loro funzione è quella di regalare i voti al resto della coalizione, in particolare ai partiti maggiori.
Queste micro liste non avranno loro eletti, ma è prevedibile che vengano poi ricompensate dagli alleati maggiori.
Insomma dopo aver sbandierato per mesi e forse per anni “vocazioni maggioritarie” “sistemi dove la sera stessa del voto si sappia chi ha vinto e chi ha perso” “possibilità per gli elettori di poter scegliere chi li rappresenta” se questo è il risultato, come dicevano Troisi e Benigni in un bel film: “non ci resta che piangere!”.

Ciemme

 

 

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