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Primi cento giorni, si inizia a intravedere la linea di marcia della giunta Di Stefano

Dopo i primi cento giorni d’insediamento al Palazzo rosso di piazza della Resistenza, l’amministrazione del sindaco Roberto Di Stefano, comincia a far intravedere le linee programmatiche per andare avanti, possibilmente, cercando di far dimenticare ai sestesi il tempo che fu.
Non è certamente cosa facile, ma a onor del vero, va detto, che in veste di sindaco è abbastanza determinato per riuscire nell’intento. Come prima azione, rendendosi sempre più consapevole della situazione ereditata, Di Stefano e i suoi collaboratori di giunta, si stanno dando da fare per recuperare tutte le entrate che i loro predecessori non sono stati capaci di mettere in cassa. Non é cosa da poco spiegare le motivazioni per le quali la precedente A.C. non è stata capace (o non ha voluto) di far pagare il dovuto a molti cittadini utenti, soprattutto a quelli, che hanno usufruito per anni di particolari servizi come alloggi, asili o strutture comunali.
Non sto qui a elencare la casistica o i dettagli di questi mancati pagamenti, ma se non si è capaci di far tornare i conti, nessun ente pubblico, sia pure una qualsiasi associazione privata, riuscirà mai a garantire quanto si è preposto di fare. E dunque, la prima azione concreta che la nuova Amministrazione sta promuovendo, è il recupero di quanto è rimasto finora sulla carta. Per quanto riguarda la realizzazione e il resto di tutte le altre promesse elettorali, ci saranno cinque anni di tempo. Questa, almeno, sembra essere la filosofia della amministrazione Di Stefano.
Va altresì detto che a seguito dei primi provvedimenti assunti dalla nuova maggioranza di governo locale, la prima impressione sembra essere abbastanza positiva. La sicurezza innanzi tutto: nota una nuova consapevolezza da parte delle Forze dell’Ordine in generale e, in primo luogo, della Polizia Locale, che sta agendo in modo da allontanare da alcuni punti della città, i tanti nomadi che la presidiavano da anni. Si comincia a notare anche la maggior solerzia degli addetti alla raccolta dei rifiuti urbani e pulizia delle strade.
Ma l’azione più clamorosa di questa nuova A.C., e che ha creato più dibattito, è il blocco della moschea in via Luini.
Come si usa dire è stato il “colpo gobbo” o l’impronta che s’è voluta dare alla vita della città. L’opposizione, ovviamente, grida allo scandalo se non addirittura a un affronto alla vita democratica della città!
E’ davvero così oppure ci sono altre ragioni per giustificare il comportamento della nuova giunta? La minoranza del PD in consiglio comunale, a tale proposito, ha scritto una lettera aperta a Sesto nel Cuore, l’associazione del vice sindaco Gianpaolo Caponi, chiedendo di rivedere la scelta o comunque d’innestare una specie di marcia indietro.
Sull’argomento, vorrei subito affermare che l’idea di concedere il permesso agli islamici di Sesto di realizzare una moschea delle ben note dimensioni, era una scelta saggia, che non doveva mettere in discussione. Ma le cose non stanno come invece, hanno voluto metterle gli esponenti del PD. Intanto, perché nessuno, bloccando la costruzione di quel tipo di moschea, ha inteso negare il diritto alla preghiera di una confessione religiosa. Anche perché oggi, i musulmani di Sesto, un luogo sia pure provvisorio per pregare l’hanno già e nessuno ha inteso negarlo in futuro. Quale, allora, il vero motivo per bloccare il vecchio progetto per la realizzazione di una moschea che, di fatto, voleva essere un istituto onnicomprensivo ben al di là di un normale luogo di culto?
Senza girarci attorno, sappiamo tutti quanto possa pesare, in una città come Sesto, con un deficit di territorio disponibile e già satura di un altissimo volume d’insediamento anagrafico e sociale, la costruzione di una nuova struttura religiosa, sicuramente di grande richiamo. Aggraverebbe una situazione già oggi insostenibile.
Altra valutazione che andava fatta a suo tempo e non è stata fatta, è quella che Sesto San Giovanni, una città d’attraversamento, giornalmente presa d’assalto da un altissimo volume di traffico e per questo e per la salubrità già compromessa dei suoi ottantamila abitanti, non aveva e non ha la necessità di una grande moschea, che sicuramente porterebbe a Sesto migliaia di persone. Con questa scelta dunque, la nuova amministrazione comunale, ha voluto bloccare il tipo di centro islamico ipotizzato a suo tempo.
Con questo, però, nessuno, almeno credo, ha mai pensato di negare il diritto di culto, che tra l’altro, è garantito dalla nostra Costituzione.
Rimarrebbero infine da discutere gli aspetti normativi, burocratici e finanziari, che hanno pure la loro importanza ma questa é tutt’altra cosa. Si sappia comunque, che di fronte alle leggi e ai diritti costituzionali, a ciascun cittadino devono essere garantiti gli stessi diritti e anche gli stessi doveri.

Mario Guerrisi

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