Palasesto negato alla comunità islamica, continua il dibattito

Continua far discutere la decisione della amministrazione comunale di Sesto San Giovanni di negare l’utilizzo del Palasesto alla comunità islamica per celebrare la Festa del Sacrificio. Non un rifiuto ideologico, ha subito precisato il sindaco Roberto Di Stefano, ma un semplice invito al rispetto delle regole. La comunità islamica locale non ha infatti richiesto il Palasesto 60 giorni prima dell’evento, come prevede un regolamento. “Non facciamo scorciatoie – spiega il sindaco – soprattutto nei confronti di chi, e anche questo il Pd sembra ignorarlo, ha dei debiti economici nei confronti dell’Amministrazione Comunale (per una cifra consistente di 320mila euro) e fa orecchie da mercante alle richieste di chiarimento che vengono rivolte dal Comune di Sesto, come i bilanci relativi alla nuova moschea visti i forti dubbi su finanziamenti dal Qatar come emerso nelle settimane precedenti”.
Immediata la reazione della politica locale, ma anche della Chiesa cattolica locale, che parla di una pericolosa negazione della libertà di culto.
Per il Pd locale si tratta di una scelta che innanzitutto nega fondamentali diritti costituzionali, tra cui quello della libertà di culto e del suo esercizio, e che, allo stesso tempo, ci espone al rischio di tensioni in città che potrebbero minare la convivenza.
Dello stesso avviso la lista civica insieme con Monica Chittó per la quale il divieto, “operato con motivazioni pretestuose e inconsistenti, risponde al tentativo di aprire una pericolosissima contrapposizione culturale e religiosa “muro contro muro”, dividendo in più comunità separate e fra loro ostili, entità che devono far parte di un’unica cittadinanza sestese, in un clima di tolleranza, integrazione e reciproco rispetto. Come tale questo gesto e altri consimili che vengono annunciati – si legge nel comunicato della lista – sono da considerare nell’insieme un vero e proprio attentato a quella sicurezza dei cittadini di cui strumentalmente è stata fatta bandiera dalla destra prima in campagna elettorale, poi nelle prime esternazioni della nuova amministrazione.”
E viene chiamato in causa anche il polo civico, di cui l’opposizione evidenzia “l’assordante silenzio”.
Proprio in queste ore la risposta, sotto forma di comunicato stampa congiunto del vicesindaco Gianpaolo Caponi, degli assessori Angela Tittaferrante e Maurizio Torresani, dei consiglieri comunali Marco Lanzoni, Alessandra Aiosa, Sergio Valsecchi, Federico Pogliaghi, Mario Molteni,Gianmaria Vincelli e Gabriele Ghezzi.
“E’ triste e vergognoso vedere – si legge nel comunicato – come, in modo assolutamente strumentale, alcuni soggetti continuino a fare campagna elettorale ad elezioni terminate; trattare temi come la libertà di culto per colpire l’avversario generando odio è da irresponsabili.
La Coalizione Civica è sempre stata per il dialogo e lo abbiamo sempre ribadito in ogni sede, ivi compreso nell’ambito della squadra di governo; accendere la miccia dell’odio, paventare come ritorsione, quasi giustificandoli, atti terroristici è assolutamente fuori luogo, in particolar modo in questo contesto storico.
Occorre distinguere tra la vicenda urbanistica amministrativa dell’insediamento di via Luini e il tema della libertà di culto, che non viene e non deve essere negata a nessuno dei residenti sestesi e per la quale ci batteremo in ogni sede e con ogni forma, indipendentemente dalla fede religiosa in gioco.
Tentare di metterle insieme è da irresponsabili e significa fomentare fraintendimento ed incomprensione in maniera strumentale contro un sincero desiderio di incontro.
Su nostra richiesta è stato inserito in calendario la convocazione di un tavolo interreligioso, di confronto tra tutte le fedi presenti sul territorio e lavoreremo, come sempre fatto, per favorire dialoghi costruttivi: la libertà di religione non deve essere messa in discussione.
La cultura dell’odio, anche nei confronti di chi politicamente la pensa diversamente da noi e strumentalizza la vicenda, non ci appartiene; anzi invitiamo tutti gli attori ad abbassare i toni e riportare gli argomenti su un piano di rispetto democratico e di civile convivenza”.

 

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