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Lettera del decanato ai candidati sindaco

Una lettera aperta dedicata a tutti i candidati sindaco alle elezioni amministrative di Sesto San Giovanni, è stata distribuita nel fine settimana nelle chiese della città. Una lettera – spiega il decano don Leone Nuzzolese – che vuole offrire alcuni spunti di riflessione sulla Città e sui suoi bisogni.

Ecco il testo della lettera, indirizzata ai candidati:

“Una città alla vista di tutti” Amministrare per prendersi cura della Città

Lettera a chi si candida per governare e amministrare la Città, ai cittadini sestesi, alle Comunità parrocchiali, alle Associazioni e ai Movimenti cattolici. 

Chi scrive è il Consiglio Pastorale Decanale, un organismo espressione della comunità cattolica – sacerdoti e laici – della Città di Sesto San Giovanni.
Recentemente, papa Francesco ha ricordato che cosa significa fare politica per un cattolico, indicando una strada valida per chiunque: «Paolo VI ha detto che la politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune, pensando le strade più utili per questo, i mezzi più utili. Cercare il bene comune, lavorando nelle piccole cose, come nelle grandi…». In vista della ormai imminente consultazione elettorale, vogliamo proporre alcuni spunti di riflessione sulla città e sui suoi bisogni, rivolgendoci a tutti i cittadini e, in particolare, a coloro che si candidano per assumere responsabilità amministrative, guardando al bene della città.
Come cattolici siamo latori di una ricchezza inestimabile costituita dall’Insegnamento Sociale della Chiesa che, per le sue caratteristiche, può essere per tutti un riferimento importante. Ed è partendo da questo Insegnamento che riteniamo di avere qualcosa da dire per il bene comune, per il quale abbiamo il dovere e un po’ la presunzione di coltivare una autentica passione.
Con queste note non vogliamo entrare negli aspetti tecnici, ma offrire orizzonti che riguardano il bene della città e di quanti la abitano, auspicando anzitutto che la competizione elettorale avvenga in modo rispettoso delle persone e sia fatta di proposte realizzabili e sostenibili.
Ispirandoci all’omelia di Papa Francesco il 25 marzo u.s. a Monza, evidenziamo tre passaggi significativi per leggere il momento che stiamo vivendo:

  1. Una Memoria da evocare.
  2. Una appartenenza al popolo, alla città, da riconoscere.
  3. Un’attuazione del possibile, da rischiare con passione.

 

  1. LA MEMORIA della storia della nostra città ci costringe a ripercorrere le tappe attraverso le quali Sesto si è costruita sul lavoro e sulla solidarietà, esprimendo forme di apertura all’altro, vissute attraverso le varie fasi dell’immigrazione, che hanno contribuito allo sviluppo e all’arricchimento della collettività tutta. Anche se oggi è cambiato il volto sociale, economico, strutturale della città, questi valori sono ancora importanti. Siamo convinti che senza memoria non ci siano più radici e non si costruisca il futuro.
  1. L’APPARTENENZA a questa città in trasformazione deve esprimersi in una progettualità che non si basi su sogni irrealizzabili o su false promesse che illudono la gente, ma si nutra di quel sano realismo che sappia guardare avanti e che, nello stesso tempo, tenga conto della situazione concreta.
  1. Riteniamo che le aree dismesse e la Città della ricerca e della salute, pur importanti, non possano totalizzare l’Agenda di una Amministrazione e costituire l’unico elemento intorno al quale la trasformazione di una città possa restare sospesa.

Sono molteplici le realtà che avrebbero bisogno di una riflessione attenta, di scelte partecipate, di una progettualità concreta, di trasparenza e legalità. Riteniamo importante che a livello amministrativo ci sia attenzione a tutto ciò che garantisce sicurezza a quanti abitano questa nostra Città, ma contemporaneamente si mettano al bando paure e allarmismi; che ci siano progetti di accoglienza e integrazione capaci di interagire con tutti i soggetti presenti sul territorio che già mettono in atto esperienze di dialogo con le “diversità”.
Riteniamo che elemento portante per il tessuto della città sia ancora la famiglia nella sua espressione naturale, pur con i cambiamenti culturali in atto. È sulla famiglia che gravano – proprio nella situazione di crisi che viviamo – i problemi connessi alla procreazione, all’educazione dei figli, al loro sostegno in caso di disabilità, all’accudimento di genitori sempre più anziani ed ammalati.
Riteniamo irrinunciabile affermare la centralità della persona, in particolare per garantire l’attenzione a chi si trova in situazione di povertà o in quelle “periferie esistenziali” che emarginano ed escludono.

A questo scopo auspichiamo l’effettivo coinvolgimento e la valorizzazione di tutti quei soggetti e realtà che, mettendo in gioco valori e competenze nel territorio, operano per la promozione della dignità e la piena cittadinanza delle persone.

 

  1. ATTUAZIONE DEL POSSIBILE. A questo proposito chiediamo a chi amministrerà la Città e, contestualmente, offriamo il nostro impegno a realizzare il possibile per il bene comune, citando a titolo esemplificativo alcuni ambiti su cui riteniamo necessario un confronto e una progettazione condivisa:
  • Il lavoro: auspichiamo nuove azioni e strumenti che possano favorire la ripresa del lavoro nella città;
  • La casa: avvertiamo l’urgenza di iniziative e progetti che promuovano condizioni abitative a basso costo e che favoriscano l’affittanza a canoni sociali per le famiglie in reali difficoltà.
  • L’ambiente: deve crescere una cultura che generi azioni volte alla tutela reale dell’ambiente.
  • La cultura: va risvegliata la bellezza del conoscere, agevolando iniziative capaci di favorire il confronto tra le varie culture presenti sul territorio.
  • I giovani: è necessario valorizzare e cercare con loro ambiti di incontro, di suggerimenti e di proposte per la realizzazione della propria espressività.
  • La scuola: è fondamentale favorire l’azione educativa della scuola con strumenti adeguati e considerando tutti i tipi di scuole (statali, comunali, paritarie e private) come una risorsa per la società.

Ci piace concludere questa breve traccia, che vuole suggerire riferimenti di valore per un progetto futuro per la nostra Città, ancora con una considerazione di Papa Francesco: “Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune, difendono l’ambiente naturale e urbano… Intorno a loro si sviluppano e si recuperano legami e sorge un nuovo tessuto urbano locale…. Questo vuol dire anche coltivare una identità comune, una storia che si conserva e si trasmette. In tal modo ci si prende cura del mondo e della qualità della vita dei più poveri, con un senso di solidarietà che è allo stesso tempo consapevolezza di abitare una casa comune”.
Sarà certamente questo il nostro contributo leale e costruttivo che assicureremo alla amministrazione che scaturirà dalla consultazione del prossimo 11 giugno 2017.

Il Consiglio Pastorale Decanale

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