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L’Angolo del counselor. Non mi piace lavorare: il counter-productive work behaviour

 

Claudia Muccinelli Counselor

Il lavoro è “sacro”, soprattutto in un momento di crisi economica come questo. “Chi ha un lavoro, deve tenerselo stretto”, è una frase che sento ripetere sempre più spesso.
Di conseguenza, un lavoratore che si lamenta per le condizioni del proprio lavoro, non solo non viene ascoltato, ma può venire sgridato, da amici, parenti e conoscenti, in quanto dovrebbe “ringraziare per il solo fatto di avere un lavoro”, e “pensare a chi invece il lavoro non ce l’ha”.
In queste situazioni, può scattare, nel lavoratore, una sorta di ribellione (più o meno consapevole), che può tradursi nel fenomeno del “counter-productive work behaviour”, rappresentato da una serie di comportamenti che possono andare contro l’interesse della azienda, e del lavoratore stesso: esempi sono l’assenteismo, il lavorare in modo impreciso, o il lavorare al di sotto delle proprie potenzialità, fino ad arrivare a comportamenti ancora più dannosi.
Un ambiente di lavoro non percepito come favorevole, o addirittura vissuto come ostile, può produrre un “disimpegno emotivo” (“moral disengagement” – concetto introdotto da A. Bandura), quindi un distacco emotivo tale, da rendere giustificabili, agli occhi del lavoratore, i comportamenti che sta andando ad attuare (mi trattano male … e quindi, io li ripago con la stessa moneta).

Claudia Muccinelli
Counselor

 

Per domande, commenti e per inviare le proprie lettere è possibile rivolgersi all'Angolo del counselor inviando una mail a claudia_muccinelli@yahoo.it, indicando anche se si desidera che il proprio nome venga pubblicato o meno.

 

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