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Progetto ‘Vado a Sesto’, Di Stefano (FI): flop totale, solo 4 imprese in 2 anni

 

Lunedì prossimo, in consiglio comunale, si voterà la proroga di un anno del progetto “Vado a Sesto” nato nel 2015 per sostenere le imprese che investono nel territorio e che prevede l’azzeramento delle tasse locali per due anni alle imprese, con minimo tre dipendenti, che portino la propria attività e la mantengano in Città per almeno cinque anni.
Nei giorni scorsi l’assessore al Lavoro e Attività Produttive Virginia Montrasio ha illustrato in commissione consigliare i dati della prima fase del progetto: 4 sono le attività che hanno aderito finora per un totale di 25 lavoratori insediati.

 “Negli ultimi anni a Sesto San Giovanni sono aumentate le attività ed i lavoratori – ha spiegato Montrasio – e il nostro progetto si inserisce in questo contesto.”.
Le imprese attive a Sesto (dati Camera di Commercio) sono passate dalle 6.832 del 2011 (6.814 nel 2012) alle 7.020 del 2015 e alle 7.102 (fine settembre) del 2016. In crescita anche i lavoratori nelle imprese di Sesto: 23.051 nel 2014, 23.453 nel 2015 e 24.226 a settembre 2016.
Entra a gamba tesa Roberto Di Stefano, capogruppo consiliare Forza Italia e candidato sindaco per il centrodestra alle prossime amministrative (nella foto): “Quattro “imprese” con 25 lavoratori dal 2015 ad oggi. Ci hanno consegnato e illustrato dati – prosegue Di Stefano – che non riguardano il progetto in sé. Pare che dal 2015 ad oggi le imprese a Sesto siano aumentate di 82 unità (dati della Camera di Commercio) ma non sappiamo di che tipologia: un’azienda produttiva o un baracchino del kebab hanno la stessa valenza per l’amministrazione.  Inoltre, di queste 82 imprese solo quattro hanno richiesto di aderire al progetto Vado a Sesto, il che significa che le restanti hanno meno di 3 dipendenti, oppure rientrano nelle categorie escluse, praticamente la maggior parte. Questa è la dimostrazione che aver inserito troppi requisiti per usufruire dell’incentivo era finalizzato più a guadagnare titoli sui giornali che ad attrarre realmente imprese sul territorio. Un flop pazzesco.
Ed infatti – continua Di Stefano – abbiamo perso attività importanti come Campari, Pompe Gabbioneta e Alstom – abbiamo guadagnato in produttività? No, perché dal 2015 ad oggi solo 773 giovani hanno trovato lavoro a Sesto. Ma quanti licenziati ‘adulti’ abbiamo avuto? A questo punto – continua Di Stefano – vorremmo sapere di cosa stiamo parlando realmente. Parliamo di 3 negozi e un commercialista. In una Città contigua a Milano, con autostrada, metropolitana, aeroporto, stazione ferroviaria e soprattutto con l’arrivo della Città della Salute. Non si è stati capaci di valorizzare l’opportunità fornita dal territorio e dalla Regione che finanzia il progetto grazie alla bando Imprese Lombardia, anzi, ci siamo fatti sfuggire le ultime aziende che ancora producevano, si sono aumentate tasse e si sono tolti servizi. Certamente voteremo a favore – conclude Di Stefano – ma serve abbattere i paletti inseriti dall’amministrazione e che hanno allontanato le aziende. Bisogna ridurre la fiscalità alle imprese e incentivare l’arrivo di nuove realtà sul territorio, ma come al solito, l’amministrazione Chittò sa solo fare proclami ma non porta risultati.”

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