Nel film ‘L’amore rubato’ cinque storie di donne vittime di violenza

Nei tempi passati le famiglie si raccoglievano intorno ai camini ed il crepitare delle fiamme faceva da sfondo al racconto di fatti di ogni tipo, dal pettegolezzo, alla narrazione di eventi straordinari come l’aver visto dei fantasmi o aver assistito ad un delitto, o semplici scambi di opinioni sulla politica o sulla società, e così si veniva a conoscenza della vita fuori dalle proprie mura domestiche. Il nostro “camino moderno” non ha il bagliore giallo e rosso del fuoco, ma ha piuttosto il riflesso blu della televisione che ogni giorno fa entrare nelle nostre case fatti di vita quotidiana, ma soprattutto avvenimenti di importanza nazionale o addirittura internazionale. Spesso sono storie che fanno ripiegare i lembi della bocca all’ingiù, costringendoci ad uno stato d’animo di profonda tristezza. Uno di questi fatti sono le notizie tragiche che riguardano donne uccise per mano di coloro a cui avevano donato il proprio cuore. La nostra nazione purtroppo compete con molti altri stati del resto del mondo nell’elevato numero di omicidi di donne per mano di uomini. Accanto a queste morti violente vi sono donne che vengono quotidianamente picchiate, umiliate, vessate da quello che considerano il loro amore.
Per non abituarsi mai a queste notizie, per far sentire la propria solidarietà, vicinanza e disponibilità ad un aiuto concreto, molte sono le istituzioni che fanno sentire la loro voce e che tendono una mano a tutte quelle donne che subiscono maltrattamenti fisici e psicologici. Una di queste è Il Credito Cooperativo che ha contribuito alla produzione del film “L’Amore Rubato” di Irish Braschi liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Dacia Maraini. La scrittrice ispirandosi a fatti di cronaca realmente accaduti ci fa conoscere da vicino la storia di 8 donne diverse tra loro per età, estrazione sociale, cultura, ma aventi un denominatore comune, quello di portare dentro e su di sé le ferite psicologiche e fisiche che l’ombra di un amore ha inferto loro con brutale violenza portandone qualcuna all’estremo epilogo finale: cadere tra le braccia fredde della morte.
La BCC di Sesto San Giovanni, Istituzione bancaria molto presente ed attiva sul nostro territorio, ha aderito all’iniziativa ”Cinema in Banca”, promossa proprio dal Credito Cooperativo, ed ha patrocinato la visione del film “L’Amore Rubato” che si è tenuta il 20 gennaio scorso alle ore 18,30 presso il Cinema Teatro Rondinella a Sesto San Giovanni.
Grande è stata la partecipazione alla proiezione, preceduta dal saluto del Presidente di BCC, Dott. Licciardi il quale ha voluto sottolineare l’attenzione della sua banca verso i problemi sociali, il suo lavoro di sensibilizzazione su fatti di cronaca terribili e sempre più frequenti. Il Dott. Mandelli responsabile Marketing BCC ha ricordato che i ricavi derivati dalla distribuzione del suddetto film, sono stati devoluti all’Associazione Onlus WEworld e supportano il progetto SOStegno Donna, per la creazione di sportelli, all’interno di alcuni Ponto Soccorso Italiani, in grado di riconoscere e affrontare il grave problema delle violenze degli abusi e dei maltrattamenti contro le donne, le bambine e i bambini.
Il film che ha visto come partner, tra gli altri, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Rai Cinema, vede impegnati nel cast attrici ed attori di fama nazionale quali Stefania Rocca, Elena Sofia Ricci, Gabriella Pession, Alessandro Preziosi, Elisabetta Mirra, Chiara Mastalli, Antonio Catania, Emilio Solfrizzi, Francesco Montanari, Antonello Fassari. Il film ha dato voce a cinque delle otto donne protagoniste del libro della scrittrice: Marina che continua a “cadere dalle scale” (una giustificazione valida soltanto per il Pronto Soccorso), Francesca che è un’adolescente vittima di violenza di gruppo, Ale che è vittima di violenza da parte del suo datore di lavoro e vive il conseguente travaglio di una maternità indesiderata, Angela che è vittima del geloso Gesuino che dimostra la sua insana passione con il coltello. Ma ha mostrato anche il dolore di un padre che ha il tremendo rimpianto di non essere riuscito ad aiutare la figlia Anna, alla fine uccisa dalla violenza di un uomo.
Ma ascoltiamo il parere di tre delle attrici protagoniste. Elena Sofia Ricci evidenzia come “La cronaca ci fornisce, quasi quotidianamente, fatti come quelli che si raccontano ne L’Amore Rubato. Ma la buona notizia è che se ne parla molto di più. Si deve lavorare sull’educazione, perché i figli di padri violenti saranno anche loro violenti. L’intelligenza razionale, purtroppo, avanza in maniera più rapida di quella emotiva. Bisogna eliminare il gap. Abbiamo creato le pari opportunità da un punto di vista razionale, perché siamo esseri intelligenti ed evoluti, ma emotivamente non siamo riusciti a stare al passo con la storia che abbiamo mandato avanti”.
Gabriella Pession, a cui è toccato il ruolo di una trentenne che rinuncia a tutto pur di compiacere il fidanzato egocentrico e folle, sostiene che “Questo è un grande film e il tema è trasversale perché interessa varie fasce d’età e classi sociali. Ci tengo a dire che la violenza non è solo quella fisica e che si può fare molto male anche da un punto di vista psicologico. La mia Anna pian piano si annulla, e si priva via via di ogni più piccolo tassello di dignità e voglia di realizzarsi, e lo fa solo per stare vicino al suo compagno, un narciso che soffre di delirio di onnipotenza. Questo stillicidio che parte da una tortura psicologica porta una donna a sentirsi stordita. La violenza psicologica ottunde il cervello, rintrona”.
A subire invece violenza fisica, da parte del marito e fra le pareti di casa, è la Marina di Stefania Rocca che testimonia che “Il nostro è il racconto di una famiglia che in realtà sembra perfetta, con un marito che lavora, una moglie bella che si occupa di un figlio meraviglioso e una casa splendida in cui però accadono cose orribili”.
Un grazie di cuore alla BCC e a tutti coloro che, organizzando questa proiezione, hanno donato un momento di riflessione su un argomento tanto delicato quanto doloroso.

Rita Giampieri

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