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La lettera/ Giovani e solidarietà, quando aiutare il prossimo diventa spunto di riflessione

In seguito all’evento solidale della Colletta nazionale del Banco alimentare un insegnante all’IIS De Nicola di Sesto San Giovanni, condivide questa riflessione con la redazione e i nostri lettori
Sabato 26 novembre per la Colletta nazionale del Banco Alimentare c’è stato un dispiegamento di forze studentesche a presidio dei centri commerciali della zona di Milano nord, da lasciare interdetti. Ben oltre 70 studenti delle scuole Russel, De Nicola, Erasmo e Spinelli sono sciamati alla fine delle lezioni alla volta del Centro Sarca, l’Unes, il Vulcano e la Coop di Sesto.
Il fenomeno dei volontari per l’annuale raccolta degli alimenti da destinare ai poveri o, per meglio dire forse, ai nuovi poveri sembra aumentare. Il fatto nuovo è che l’adesione all’iniziativa sembra destinata a crescere specialmente tra gli studenti. Merito forse anche degli insegnanti che nel gesto così facile a farsi si son coinvolti loro in prima persona o semplicemente hanno in esso individuato una proposta adatta alla generosità – spesso sconfinata- dei giovani. Alla faccia dei luoghi comuni per cui i ragazzi sarebbero insensibili, con la testa solo nel pallone, ai cellulari, egoisti e narcisisti ecc. ecc.
E ciò che è davvero particolare è che tra gli aderenti all’iniziativa c’erano soprattutto loro, gli stranieri. Hajar Mostafà è egiziana e frequenta la IIBM di ragioneria del De Nicola: è stata una delle protagoniste dell’Unes di via Settembre di Sesto. «Ho avvicinato una signora e le ho chiesto se voleva far la spesa per il Banco Alimentare e lei mi ha risposto: “Figlia mia, lo farei eccome! ma ho appena perso il lavoro…”. Ci sono rimasta così male…Un’altra invece mi ha detto: ” Sì, certo; dammi qua!”. Mi ha quasi strappato il sacchetto e poi è voluta venire da me a consegnare la spesa che sarà stata oltre due kg di alimenti». Hajar interveniva spesso a far da interprete presso gli acquirenti arabi – a spiegare l’iniziativa, a convincerli a fare la spesa per i poveri: e con la sua amica Noemi, italiana e della stessa classe, si son resi disponibili perfino ad accompagnare le persone a fare la spesa e a portarne il peso. I giovani, eh? …la realtà è che quando si fa loro una proposta che sia “significativa”, semplice e dallo scopo chiaro, i giovani non tradiscono! E a qualunque lingua religione o paese appartengano accettano, poiché il cuore umano non si smentisce, qualunque sia la latitudine, da cui proviene. Si parla di integrazione spesso a sproposito: ok, si dovrebbero adottare politiche adeguate, ma è urgente rendersi conto che un’efficace integrazione deve partire dalla scuola, esser vicini al cuore dei ragazzi come accade con l’esperienza del Banco Alimentare. Una vera “politica” di integrazione deve vedere i bisogni reali… e mettendosi insieme -italiani e stranieri- cercare risposte concrete che vadano al cuore delle persone!
Dimailing Like, filippina, ha confezionato delle rose con della carta bianca – degna di una fiorista provetta – che puntualmente andava a consegnare in ringraziamento a chi riportava il sacchetto “pieno” della spesa per il Banco. A turni di 5/ 6, dandosi il cambio a ogni ora , tutti si sono avvicendati nella raccolta: Francesco, Fulvio, Fabio, Desirée tutti italiani… e poi Arana del Perù, Migues Piazzoli di Montevideo (Paraguay), Chen e Hu della Cina, Mendez salvadoregna, Jurie della Moldavia, Diaconescu della Romania, Schekta Nicole polacca… tutti stranieri.
Infine è un fatto che questi studenti, prodigandosi per oltre tre ore nella raccolta alimentare, hanno dato un loro specifico contributo ai terremotati, gli sfollati e gli alluvionati della città italiane di queste settimane! Ecco il valore prossimo dell’integrazione: loro che aiutano noi!
Il Banco – si sa – opera anche in quei luoghi. Inoltre, questa solidarietà giovanile c’entra con il fenomeno dei nuovi poveri in Italia: secondo gli ultimi dati Istat nel 2015 gli individui poveri nel nostro paese sono ben 4 milioni e 598 mila; le famiglie (composte di 4 membri) in povertà assoluta sono 1 milione 482 mila; gli anziani in stato di povertà 590 mila e le donne e gli uomini (spesso giovani) che vivevano per le strade sono stati 50 mila.
I poveri: non si possono ridurre le persone ad una categoria sociale: la persona, per quanto povera, è irriducibile alla sociologia, all’ astrazione, ad una statistica: esistono sempre e solo persone che versano in stato di povertà o, meglio, che diventano povere, con la perdita del lavoro, per un dissesto finanziario conseguente al fallimenti di un esercizio commerciale, col non trovare lavoro, con l’impoverimento dovuto a separazioni o divorzi… sono tutte cause prossime di povertà. Nelle stesse aule scolastiche non ci sono solo studenti ma spesso drammi famigliari: e se ogni tanto qualche studente si ritira dalla scuola è perché nelle loro famiglie non di rado si registrano amari epiloghi.
E qui l’occasione di aiutare il prossimo diventa spunto di riflessione per capire che tutti viviamo di bisogni, di mille bisogni e chi più sa aiutare gli altri è perché più sa di esser lui stesso tutto un bisogno.

Pippo Emmolo
Iis De Nicola Sesto San Giovanni

 

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