Assemblea BCC al Manzoni, rassegnazione dei soci e nessun salvataggio in vista

Nonostante l’intervento governativo, meglio conosciuto come decreto “Salva banche” o il bail in, da poco entrato nel linguaggio bancario, nessuno ha lanciato una qualsiasi ciambella di salvataggio alla nostra banca di riferimento territoriale: la Banca di Credito Cooperativo di Sesto San Giovanni.
Ieri sera al teatro Manzoni di Sesto, si è dovuto prendere semplicemente prendere atto che un tentativo di salvataggio non lo ha saputo mettere in piedi neanche il gruppo dirigente della stessa banca, preferendo invece mettersi completamente nelle mani della Federazione BCC.
E dunque, la BCC di Sesto San Giovanni, operativa da ben sessantaquattro anni, non è solo destinata a perdere la sua autonomia ma addirittura, si scioglierà per confluire in un progetto di fusione con alcune BCC della Brianza (Carate Brianza, Carugate o Barlassina).
Tutto ciò proprio quando si parla di un possibile intervento statale sulle banche, facendole uscire dalle difficoltà, tanto da ipotizzare una spesa non inferiore a 20/25 miliardi di euro. Se questo però davvero dovesse verificarsi e – aggiungiamo noi – tanto per rendere il boccone ancora più amaro, varrebbe solo per quel complesso di banche quotate, rimaste incagliate da pesanti sofferenze. Non s’ipotizza invece alcun intervento pubblico a favore delle banche non quotate, anche se il loro peso vale attorno al 25% sul totale. Queste ultime purtroppo dovranno contare soltanto sulle loro forze, già tanto provate dalla stagnazione dovuta alla crisi economica.
Ci sono alternative a quanto ipotizzato finora per la nostra BCC? Alla luce di quanto spiegato, non sembrano emergere altre strade. Se il problema è dover entrare in una specie di Holding (si chiami pure Capo gruppo) del valore di almeno un miliardo di euro, per quale motivo ci si dovrebbe fondere con altre BCC?
Questo, nessuno l’ha ancora spiegato agli ignari soci che non sanno a quale Santo appellarsi!
Quello che si comincia a intuire, è che la Capo Gruppo, dovrà trasformarsi in S.p.A. e, poi, aprirsi ad altri nuovi investitori. Ecco l’enigma, ancora inspiegabile: che fine sarà riservata alla BCC di Sesto San Giovanni?
Caso 1) fusione con altre banche; Caso 2) ingresso in una Capo Gruppo che dovrà essere una S.p.A., aperta a nuovi investitori.
Nell’uno o nell’altro caso, cosa rappresenteranno i vecchi soci e che probabilità avranno di continuare a credere nella loro convinzione di essere soci?

M.G.

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