Presidio lavoratori Alstom: vogliamo far parte di un progetto di continuità

Per gridare il loro “no” agli annunciati esuberi allo stabilimento ex Alstom Power (acquistato dalla americana General Electric) i lavoratori, le RSU dell’Alstom e le organizzazioni sindacali FIM-FIOM-UILM,  si sono date appuntamento, con megafoni e striscioni, questo pomeriggio sotto il palazzetto comunale.
Alle 15.30 una delegazione è stata poi ricevuta in sala giunta dal primo cittadino di Sesto San Giovanni Monica Chittò, che aveva convocato i sindaci delle città lombarde con cittadini che lavorano sul sito produttivo dell’Alstom Power di viale Edison – 236 gli esuberi annunciati in due anni dalla nuova proprietà – per fare il punto della situazione e concordare iniziative comuni per la salvaguardia dei lavoratori.
“Quando parliamo di Alstom qui a Sesto – ha sottolineato il sindaco Chittò – parliamo di competenze che non nascono in 24 ore e nemmeno sui banchi di scuola: una ricchezza che rischiamo di perdere. Da parte nostra – ha aggiunto il sindaco -abbiamo attivato subito le procedure, abbiamo scritto ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, e sottoscritto una lettera per aprire un confronto con i sindaci delle città europee”.
La politica ha iniziato a dare intanto i primi risultati: numerose in questi giorni le mozioni, le interrogazioni e le mozioni bipartisan (tra tutte quella proposta da Valmaggi e Rosati in regione e approvata con voti unanimi).
“Dobbiamo però continuare a tenere alta l’attenzione istituzionale – ha precisato Chittò -. Al prefetto di Milano, venerdì scorso abbiamo anche chiesto l’impegno per incontrare la società”.
In sala giunta sono poi interventi i rappresentanti delle diverse sigle sindacali, tutti uniti nel ribadire la necessità di dare una continuità al lavoro dello stabilimento sestese. “Noi siamo per il libero mercato – ha commentato Mirko Rota, coordinatore delle Rsu Alstom – ma in un paese serio, una multinazionale non può comprare uno stabilimento per poi chiuderlo l’indomani.  Il nostro obiettivo, lo ribadiamo, deve essere la salvaguardia dello stabilimento. Se questo è un paese serio si discuta non di ricollocare ma di continuità”. “Abbiamo chiesto a GE di rivedere la sua proposta e di mettere sul tavolo un programma propositivo – ha aggiunto Vittorio Sarpi (Uil MI) -. Ripeto, vogliamo continuare a far parte di un progetto di continuità, anche mettendo ci in gioco”.
“E’ palese il dramma che stiamo vivendo – ha concluso Francesco Sgrò, uno dei lavoratori -. Siamo azienda storica,  proveniamo da Ercole Marelli, facevamo centrali elettriche, generatori negli ultimi anni. Il fatto è che viviamo in una nazione con quasi tutte le centrali vecchie a carbone da rinnovare. E un paese che non riesce a rinnovare energia e svilupparla è morto”.
Il tavolo ha condiviso un appello indirizzato al Presidente del Consiglio affinché il Governo si faccia carico della vertenza, il cui testo è il seguente:
“Caro Presidente,
General Electric ha acquisito il comparto energia di Alstom.
Nell’ambito di un piano europeo che porta a quasi 7,000 esuberi, ha dichiarato l’intenzione di procedere alla chiusura dello stabilimento Alstom Power di Sesto San Giovanni: quasi 250 lavoratori saranno licenziati e saranno trasferite altrove lavorazioni con elevatissimi standard qualitativi e tecnologie uniche in Italia; sarà duramente compromesso un indotto fatto di grandi e piccoli fornitori che vale decine di milioni di euro all’anno.
Riteniamo che l’Italia non debba farsi sottrarre un patrimonio di competenze che rappresentano un’eccellenza a livello mondiale e che il nostro Paese non debba essere semplice spettatore di queste scelte, limitandosi a raccogliere i cocci di operazioni che distruggono un’esperienza che affonda le sue radici nell’apertura della Ercole Marelli nel 1891.
Perché in questo luogo si incrociano la Storia e il Futuro.
La Storia, perché parlare di lavoro nelle nostre città, specialmente in questa parte della Città Metropolitana,  vuol dire parlare della Storia dell’Italia: anche nelle nostre fabbriche è rinata l’Italia e la nostra Democrazia.
Il Futuro, perché qui ci sono lavoro, qualità, saperi, energia: le parole d’ordine di un’Italia che si vuole innovare e competere nel mondo.
Per queste ragioni, oggi i Sindaci delle città Lombarde dove risiedono i dipendenti di Alstom Power si sono riuniti a Sesto San Giovanni e chiedono con forza al Governo di garantire la continuità della produzione e dell’occupazione dello stabilimento Sestese e di organizzare urgentemente un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Chiediamo anche che le Politiche Industriali del paese valorizzino le produzioni di eccellenza dei territori e che il settore dell’energia diventi strategico nel panorama degli investimenti pubblici; su questo tema ugualmente chiediamo che le rappresentanze delle imprese esercitino pienamente il loro ruolo.
Chiediamo infine al Governo di farsi parte attiva affinché nelle regole Europee venga previsto il puntuale coinvolgimento degli enti locali nei casi di operazioni societarie che hanno impatto sui diversi territori dell’Unione”.
Alle sottoscrizioni già avvenute altre ne arriveranno dai Sindaci dei comuni lombardi che non hanno potuto essere presenti oggi. Tutti i cittadini possono firmare il testo dell’appello, pubblicato sul portale comunale, inviando una mail all’indirizzo ” insiemeperalstom@sestosg.net“.
Il prossimo appuntamento in agenda è per il 2 febbraio quando le sigle sindacali porteranno la discussione in Assolombarda.

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