Fusione GE-Alstom Power, rischio esuberi a Sesto San Giovanni

Per General Electric si tratta della sua maggior acquisizione di tutti i tempi: la conquista di Alstom, il colosso francese dell’energia elettrica (l’approvazione dell’operazione da oltre 13 miliardi di dollari era arrivata a settembre da parte delle autorità antitrust europee). Acquisizione – e la conseguente riorganizzazione del gruppo con migliaia di esuberi in tutta Europa, Italia compresa – desta però forte preoccupazione a Sesto San Giovanni.
Nei giorni scorsi, infatti, GE ha comunicato alle organizzazioni sindacali la chiusura della fabbrica e del service del settore Power del gruppo Alstom di Sesto San Giovanni, in viale Edison. Decisione che comporterebbe 211 esuberi nel 2016 e altri 26 nel 2017.
«Fin dall’avvio del lungo iter europeo – dichiara l’assessore alle attività produttive Virginia Montrasio – abbiamo seguito con attenzione lo sviluppo del percorso, che ci veniva rappresentato senza particolari criticità. Quando si sono concretizzate le prime preoccupazioni, abbiamo immediatamente richiesto un incontro all’Amministratore delegato di GE Italia, ad ora senza esito».
Parla di un tema di Politiche Industriali nazionali il sindaco Monica Chittò: «Nessun livello istituzionale può assistere passivamente ad operazioni societarie che riguardano un settore strategico come quello dell’energia e che potrebbero privare l’Italia di pezzi di produzione di eccellenza. Per questa ragione abbiamo già scritto ai Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro per sollecitare il loro interessamento. Abbiamo anche richiesto un’audizione alla Quarta commissione regionale, affinché anche Regione Lombardia possa far pesare il suo ruolo istituzionale nella vicenda».
Sul fronte della politica locale non si fanno attendere i primi commenti. «Ci impegniamo fin da ora a restare al fianco dei lavoratori – sottolinea il segretario del PD di Sesto Marco Esposito – perché siano persone da tutelare e risorse da valorizzare.».
Solidarietà ai lavoratori anche da Fratelli d’Italia: «Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della GE-Alstom ed alle loro famiglie per le ore di preoccupazione che stanno vivendo e con l’auspicio che la vicenda industriale si possa concludere in maniera positiva». «Tale vertenza industriale – rimarca il consigliere FDI Antonio Lamiranda – denota palesemente che la ripresa industriale teorizzata dal presidente Renzi è ancora lontana dal venire e mette in luce che continua a Sesto l’emorragia di posti di lavoro iniziata circa 20 anni fa e non ancora conclusasi. Le giunte di sinistra che hanno governato la città si sono dimostrate incapaci di gestire il cambiamento da città delle fabbriche a città dei servizi avanzati, le aree Falck ne sono la dimostrazione lampante. Questa volta serve una mediazione concreta e non di facciata».
«Temiamo – interviene il capogruppo consiliare di Forza Italia Roberto Di Stefano – che questi licenziamenti non siano tanto dovuti ad un calo di vendite quanto ad un preciso piano di dislocamento dei reparti produttivi in paesi economicamente più favorevoli. Ci siamo mossi come FI, chiedendo al Presidente Maroni di sollecitare un incontro con i vertici aziendali, per chiarire la situazione e intervenire presso il Governo con una richiesta di un’eventuale azione di salvataggio e riqualificazione dello stabilimento stesso.  Sesto non può perdere un polo così importante per la sua economia».
Proprio in Regione intanto Riccardo De Corato, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia–AN ha presentato un’interpellanza urgente con risposta in aula sul piano di ristrutturazione della ex Alstom Power di Sesto.  «I sindacati hanno già iniziato una mobilitazione all’interno della fabbrica che ha portato al blocco della produzione – spiega l’ex vice sindaco di Milano – e le famiglie sono ovviamente preoccupate. Per questo ho presentato un’interpellanza in Regione per sapere quali azioni verranno prese al fine di garantire l’occupazione e impedire la chiusura di un sito produttivo che negli anni ha dimostrato  grande professionalità e capacità di produzione». Sul fronte PD, invece, si registra l’interrogazione presentata dal senatore Franco Mirabelli per chiedere al Governo «di garantire che la decisione di GE di procedere alla chiusura degli stabilimenti non coincida con la dismissione della fabbrica».

 

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