Amianto, Pirelli: condannati i dirigenti

Si è concluso il primo processo per amianto contro undici dirigenti del Consiglio di Amministrazione della Pirelli degli stabilimenti di viale Sarca e di via Ripamonti di Milano, accusati di omicidio plurimo e lesioni gravissime di 24 operai per malattie causate dall’amianto.
Il giudice ha condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione Ludovico Grandi, sette anni e otto mesi per Isola Luciano, tre anni e sei mesi per Bellingeri Gianfranco, sei anni e otto mesi per Piero Sierra (presidente sino a pochi mesi fa dell’Istituto Nazionale di Ricerca sul Cancro e tuttora nel direttivo), sei anni e otto mesi a Guido Veronesi, tre anni e sei mesi a Omar Liberati, cinque anni e sei mesi a Gavino Manca, e tre anni a Armando Moroni. Condannati anche i dirigenti di cui il Pm aveva chiesto l’assoluzione a tre anni (Gabriele Battaglioli, Carlo Pedone, Roberto Pico).
“Alla lettura della sentenza – commenta Michele Michelino presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio – insieme alla soddisfazione dell’avvocato delle parti civili Laura Mara, un boato di gioia è esploso dagli ex lavoratori presenti in aula. Nel processo, era emerso chiaramente che i dirigenti condannati non hanno mai informato i lavoratori sui rischi dell’amianto, non hanno rispettato le minime misure d’igiene e sicurezza, non fornendo mascherine, aspiratori e altri dispositivi di protezione individuali e collettivi che già esistevano e che come previsto dalla legge del 1956 sulle polveri l’azienda doveva applicare (…) Finora nei processi a Milano per gli operai morti di amianto alla Centrale Enel di Turbigo e alla Franco Tosi i padroni erano stati assolti come se fosse stata una colpa degli operai aver respirato amianto e non colpa dei padroni e dei dirigenti averli costretti a respirarla”.
Il giudice ha stabilito anche un risarcimento per le parti civili condannando gli ex manager e il responsabile civile Pirelli Tyre spa a pagare una provvisionale complessiva di 520 mila euro: 200 mila euro per la moglie e la figlia di un operaio morto, 300 mila euro all’Inail e 20 mila euro per Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto.
“La battaglia sarà ancora lunga – conclude Michelino – perché questa è solo la sentenza di primo grado, in ogni caso nel momento della gioia vogliamo ricordare i nostri compagni uccisi dall’amianto e dal profitto, perché dietro i numeri ci sono delle persone umane, delle famiglie con i loro affetti. Oggi abbiamo vinto una battaglia, ma questo non ci soddisfa, perché se non vengono rispettate le misure di sicurezza e bonificato il territorio i lavoratori, gli ex lavoratori e cittadini continueranno a morire”.

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