Il “fiuto” del libraio protagonista del Premio Bancarella

bancarella-2015-libri-finalistiSe siamo degli appassionati lettori e vogliamo acquistare un libro, con naturalezza andiamo in una libreria, solitamente sempre la stessa (noi lettori siamo degli abitudinari), dove possiamo avere il contatto fisico con il nostro caro amico libro. Quest’ultimo, complice il libraio, è spesso posto in bella vista su di un ripiano; si lascia sfogliare, odorare, e intanto sfodera tutte le sue armi ammaliatrici per incantarci con la sua copertina, in particolare con le note riportate sulla “quarta di copertina”. E se non basta chiama rinforzi, ed ecco che arriva il libraio, esperto lettore e sapiente conoscitore di libri ed autori, che ci trasmette tutto il suo entusiasmo profondendo elogi sul libro che oramai – ahimè – sembra essersi attaccato alle nostre mani, promettendo di farci entrare in un interessante e forse fantastico mondo nuovo. Ed alla fine, vincitore, eccolo dentro la nostra borsa che viene a casa con noi.
In un passato non molto lontano, benché sia cambiato secolo, sugli Appennini giravano dei librai che portavano libri dentro delle gerle, per far conoscere ai ceti più poveri sia i “classici” che le novità letterarie, per avvicinare tutti alla lettura e alla cultura. Dalla passione di questi librai nasce, nel 1953, a Pontremoli, il Premio Bancarella. Evento di ampiezza nazionale (e non solo), che ha saputo riconoscere il merito della creazione di opere di gran rilievo a tanti autori che hanno contribuito alla storia della letteratura italiana ed internazionale, in quanto tra i suoi premiati annovera anche Ernest Heminguay, con il suo “Il vecchio e il mare”, Boris Pasternak che, sullo sfondo della Rivoluzione Russa, ambienta la tormentata storia d’amore del “Dottor Zivago”, e ancora Oriana Fallaci, Enzo Biagi, Alberto Bevilacqua, Pasquale Festa Campanile e tanti altri nomi illustri. Non molti sanno che trai fondatori del Premio Bancarella c’è anche Umberto Tarantola, capostipite della famiglia Tarantola che gestisce da più di 150 anni la libreria omonima nella nostra città.
Ed è proprio grazie all’impegno della famiglia Tarantola ed il contributo di altre importanti istituzioni locali attente a valorizzare il territorio (quali la Biblioteca Civica, la BCC, i Lions Club, la Sesto Proloco, l’Università della Terza Età e l’Arredo Floreale Melzi), che lo scorso lunedì 15 giugno il Premio Selezione Bancarella ha sostato, per il quinto anno consecutivo, a Sesto San Giovanni, presso lo Spazio Arte, ospitando i sei autori finalisti. Alla serata sono intervenuti il presidente della “Fondazione Città del libro” Gianni Tarantola, il sindaco Monica Chittò e l’assessore alla Cultura Rita Innocenti, i quali hanno tutti voluto evidenziare l’importanza di questo Premio.
Dopo l’intervento del Sindaco, che ha ribadito come l’amministrazione comunale sostenga sempre con grande entusiasmo iniziative culturali di tale spessore, ha preso la parola Rita Innocenti, che ha sottolineato la capacità degli autori di far emozionare il lettore, trasportandolo in un altro mondo lontano da quello dove realmente si trova (metropolitana, treno, casa propria). Gianni Tarantola ha invece esaltato il ruolo dei librai, che con la loro esperienza possono fornire validi consigli.
Ma i veri protagonisti dell’evento sono stati i sei finalisti, che parteciperanno alla serata conclusiva del Premio Bancarella, che si terrà il prossimo 19 luglio a Pontremoli. Il mediatore della presentazione, il giornalista e scrittore Luca Crovi, li ha invitati a leggere alcune righe della loro propria opera e arricchirle con alcuni commenti. Risultato: sono stati tutti talmente coinvolgenti che non ho potuto resistere al desiderio di acquistare tutti e sei i libri!
Enrico Ianniello (Il commissario Nappi della serie “Un passo dal cielo”) ci ha divertito leggendoci l’inizio del suo “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin”, un bambino che ha una straordinaria abilità, un’arte prodigiosa, quella di saper fischiare talmente bene da riuscire a creare una straordinaria lingua con cui comunicare, fino a quando, ormai ragazzo, non conoscerà un’altra straordinaria lingua: quella dell’amore. Il fischio lo salva da situazioni drammatiche: l’arte ci può salvare!
Mallock, pseudonimo dello scrittore Jean Denis Bruet Ferreolps, schiaccia l’occhio agli autori di thriller americani, non teme di rivaleggiare con loro e sfodera la stessa creatività in fatto di temi violenti e descrizioni cruente. Mallock ne “I Volti di Dio” torna ad investigare: “Dare la caccia a un serial killer, in fondo, rientra nei compiti normali della polizia. Non però quando l’omicida ha cominciato a uccidere nel 1929 e, dopo più di ottant’anni e con duecento cadaveri alle spalle è ancora a piede libero! Il caso viene affidato al commissario Mallock dopo che generazioni di poliziotti, inclusi i detective dell’FBI, hanno cercato invano di identificare e prendere l’assassino.”
Giulio Massobrio per anni ha scritto saggi di storia finché è approdato al romanzo noir ed è stato definito il Ken Follet italiano. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale, vi è la storia della nave REX, dove si incontrano buoni e cattivi. I cattivi sono i nazisti, appassionati ricercatori di manufatti storici con poteri soprannaturali. I buoni sono i partigiani e un inglese . La storia ha inizio nel 1938. “Nancy, una giovane e affascinante archeologa e cacciatrice di opere d’arte americana, scova un’antica pergamena di epoca romana che disegna un labirinto di grotte sotterranee. Anche i nazisti cercano la pergamena, che non deve assolutamente cadere nelle mani degli alleati: Hans Keller astuto e fanatico agente segreto di stanza a Genova ha il compito di recuperarla e uccidere chiunque ne conosca l’esistenza”.
Sara Rattaro con il suo “Niente è come te” tocca un tema davvero spinoso ed attuale, quello dei padri (o delle madri) che vengono privati della loro genitorialità, quando il coniuge scappa all’estero portandosi via i figli e non fa più ritorno. Questi genitori sono privati della gioia di veder crescere i propri figli giorno per giorno. I protagonisti del libro sono un padre ed una figlia. Quest’ultima, dopo tanti anni trascorsi in Danimarca con la madre, dove l’aveva portata quando era piccola, parte per l’Italia per andare a conoscere suo padre. Quando lo incontra scopre che lui ha fatto di tutto per riaverla. L’autrice ci rivela che descrivere la figura del protagonista maschile è stato abbastanza facile poiché si basa su una storia vera, raccontatale direttamente da una persona che ha vissuto questa terribile esperienza. Ma per dar voce e volto alla bambina Margherita, l’autrice ha dovuto ascoltare psicologi, psichiatri, assistenti sociali che hanno incontrato vittime di situazioni simili. Due scatole colme di libri, pupazzi e tante fotografie. Tutto il mondo di Margherita è racchiuso in quelle poche cose. In spalla il suo adorato violino e tra le mani un biglietto aereo per una terra lontana: l’Italia. La terra dove è nata e che non rivede da quando è piccola. Ma ora è lì che deve tornare. Perché a quasi quindici anni Margherita ha scoperto che a volte è la vita a decidere per noi. Perché c’è qualcuno che non aspetta altro che poterle stare accanto: Francesco, suo padre. Il suono assordante dell’assenza di Margherita ha riempito i suoi giorni per dieci anni. Da quando sua moglie è scappata in Danimarca con la loro figlia senza permettergli di vederla mai più. Francesco credeva fosse solo un viaggio. Non avrebbe mai pensato di vivere l’incubo peggiore della sua vita. Eppure, ora che Margherita è di nuovo con lui, è difficile ricucire quello che tanto tempo prima si è spezzato. Francesco ha davanti a sé un’adolescente che si sente sbagliata. Perché a scuola è isolata dai suoi compagni e a casa passa le giornate chiusa nella sua stanza. Ma Francesco giorno dopo giorno cerca la strada per il suo cuore. Una strada fatta di piccoli ricordi comuni che riaffiorano. Perché le cose più preziose, come l’abbraccio di un padre, si possiedono senza doverle cercare. E quando Margherita ha bisogno di lui come non mai, Francesco le sussurra all’orecchio poche semplici parole per farle capire quanto sia speciale: «Niente, ma proprio niente, è come te, Margherita»”
Paolo Roversi nel suo “Solo il tempo di morire” ci porta in una metropoli violenta. La storia si ambienta a Milano, tra gli ’70 ed ’80, quando in questa città circolavano malavitosi del calibro di Vallanzasca ed Epaminonda, la Banda della Magliana e la banda del Marsigliese. In quel periodo, per essere credibile come bandito e diventare il numero uno della criminalità, si doveva essere passati per il n. 2, cioè S. Vittore, che si trova appunto in via Filangeri n. 2. Ma oltre al racconto di fatti criminosi e reati di ogni tipo, vi è la descrizione della politica italiana dell’epoca, la finale dei mondiali di calcio del 1982 e, come colonna sonora, le canzoni di Battisti. La storia travolgente e sanguinosa della mala milanese nel “romanzo criminale” della metropoli lombarda Milano, 1972-1984. Un romanzo noir che racconta la lotta di tre banditi per il controllo di Milano e di uno sbirro che cerca di arginare la malavita. Faccia D’Angelo, il bandito dagli occhi di ghiaccio e il Catanese si contendono la supremazia di una città criminale fatta di bische e di gioco d’azzardo, di cocaina ed eroina, di bordelli di lusso, di rapine e rapimenti”.
Simona Sparaco con il romanzo “Se chiudo gli occhi” ci parla di un padre che ha volutamente scelto di essere assente dalla vita della figlia. Ma un giorno le appare all’improvviso e le fa una strana proposta.Viola nella vita ha imparato molto bene una cosa: a nascondersi. I vestiti di una taglia troppo grande, un impiego ben lontano dalle sue passioni di bambina, quando inventava storie e le appuntava su fogli di carta, un bravo ragazzo come marito, con cui però, forse, l’amore non c’è mai stato. Poi un giorno, mentre sta sviluppando alcune fotografie nel negozio in cui lavora, si fa largo tra la folla del centro commerciale un uomo alto e dinoccolato, ancora bello nonostante l’età: è suo padre, l’artista famoso, l’irregolare, l’eterno bambino. È tornato, è venuto a cercarla per proporle un viaggio nella loro terra d’origine i Monti Sibillini e per dirle qualcosa di molto importante.”
Ha ragione Luca Crovi, che ha riconosciuto ai librai che hanno partecipato alla selezione, l’abilità e l’esperienza nell’ ”usmare qual è il libro che può piacere”: questi libri sono veramente tutti “da leggere”.

di Rita Giampieri

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