Wilma e il marito Roberto, storici commercianti del quartiere Rondinella

Addio allo storico bar-latteria della Rondinella. Dopo 65 anni chiude ‘La Wilma’

Ricorda il primo cliente («Una signora delle case Spadaccini di viale Matteotti: fu mamma a venderle il latte, io avevo solo dieci anni») e l’ultimo («Il signor Nosenzo, novanta anni: caffè e quattro uova»). Wilma ha deciso di chiudere ma loro, i clienti di una vita, ancora non ci credono.
A quella saracinesca abbassata proprio non riescono ad abituarsi. Dal 3 maggio, dopo sessantacinque anni di attività “la” Wilma e suo marito Roberto hanno chiuso la loro storica bottega di quartiere: il bar latteria di via Timavo, nel cuore del Rondinella. Con un pizzico di tristezza ma, soprattutto, la consapevolezza di aver dato e ricevuto tanto dai clienti che sono diventati un po’ di famiglia. E che durante la nostra chiacchierata continuano a mettere la testa sotto la saracinesca: Wilma, tutto bene? Davvero chiudi? Non ci voglio credere! E lei, Wilma, gentile ma con fermezza, ricorda a tutti che lei di certo non sparirà, continuerà ad abitare accanto al negozio.
«E’ stata una decisione sofferta ma serena – spiega Wilma -. Io ho 76 anni e mio marito 85: questo inverno abbiamo avuto qualche piccolo problema di salute e la stanchezza inizia a farsi sentire. Negli ultimi anni poi per le piccole botteghe di quartiere, la vita è diventata sempre più difficile». Persino per una lavoratrice instancabile come Wilma che, negli anni d’oro, arrivava a macinare sul banco fino a sedici ore filate. «Per noi è impossibile andare avanti: la concorrenza dei supermercati, la liberalizzazione degli orari che favorisce solo i grandi esercenti. Per non parlare dello Stato che non aiuta il piccolo commercio: pensi che negli ultimi anni per sostenere le spese dell’attività è capitato di dover intaccare i risparmi di una vita di sacrifici».
Sacrifici di matrice femminile: è il 30 maggio 1950, quando la madre di Wilma apre la latteria. «Mamma morì nel 1952, e io poco più che bambina mi ritrovai a portare avanti l’attività con mia nonna». Nei primi anni Sessanta, Wilma sposa Roberto e ingrandisce l’attività che, dal 1965, diventa anche bar.
Quelle sono giornate pienissime: di energia, fatica, clienti. «Ogni mattina la sveglia suonava alle cinque e mezzo – ricorda Roberto, rivivendo quegli anni -, ritiravo il latte e iniziavo a preparare i panini per le scuole. Così tutti i giorni: negli anni Settanta e Ottanta offrivamo quasi un servizio sociale; chiudevamo solo mezza giornata a ferragosto e a Natale». I ricordi affiorano uno dietro l’altro. E con loro le emozioni. «Quando abbiamo annunciato ai clienti la chiusura – conclude Wilma -, ci sono rimasti male. Ancora oggi non realizzano che non troveranno più la Wilma al bancone. E noi per tutto questo affetto non possiamo che ringraziarli di cuore».
Da Wilma dal 1950, si legge sull’insegna fuori dal negozio. Il sole illumina le saracinesche abbassate, un passante si ferma, allunga lo sguardo, crede in un ripensamento di Wilma. Poi capisce che non è così e passa oltre. Una altra bottega storica che se ne va …

F.P.

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