Salone Mobile, Assoedilizia: le nostre città acquistate dalla finanza estera?

“Ho un sogno: una città ricca di verde, non inquinata, non grigia, senza il caos del traffico, dove ci si sposta con i mezzi pubblici, con bici ed auto elettriche, dove si ristrutturano edifici già esistenti e si costruisce soltanto sulle aree ex industriali evitando il consumo del territorio, dove si recuperano le periferie eliminando i quartieri degradati e vi si sviluppano attività ricreative e culturali”. L’auspicio è stato espresso dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti intervenendo, nell’ambito del Salone Internazionale del Mobile di Milano, a 500×100 talk, seconda tappa dell’iniziativa presentata lo scorso anno alla Fenice di Venezia. Per contribuire a realizzare la città migliore possibile si sono alternati in quattro giorni e 25 incontri decine di imprenditori, professionisti, sindaci, rappresentanti delle istituzioni, ciascuno dei quali ha portato un contributo di analisi e di proposte.
Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, la più antica associazione di proprietari immobiliari d’Italia ha richiamato l’attenzione sullo stato attuale delle città italiane coinvolte dalla recessione e in particolare su Milano alla vigilia di Expo: “Evento – ha esordito – del quale all’estero, per carenza di comunicazione, si parla poco, come ci ha riferito lo storico inglese John Foot , recente autore di un libro su Milano pubblicato da Feltrinelli. Il problema del futuro delle nostre città è legato alla loro attrattività ed alla competitività a livello internazionale. Quanto alla situazione interna del Paese – ha aggiunto Colombo Clerici -, occorre dire che la crisi economica ed il passaggio culturale che stiamo vivendo – con i processi di dematerializzazione e di finanziarizzazione e in atto, fortemente deterritorializzanti – stanno ulteriormente accentuando il gap tra Milano e le poche aree nazionali competitive da un lato e il resto d’ Italia che arranca, d’altro lato. La nuova finanza internazionale ci sta aspettando al varco ed il rischio di fondo è quello di essere compravenduti estero su estero ed a nostra insaputa. Si dirà: ma è irrilevante in una situazione di finanziarizzazione globalizzata. Nient’affatto, crediamo. Soprattutto quando queste vicende sembrano essere l’effetto non di dinamiche fisiologiche, bensì, crediamo, patologiche: conseguenti alla gravissima crisi economica che stiamo attraversando e che attanaglia tutto il settore immobiliare, premuto da un regime fiscale interno penalizzante la maggior parte dei risparmiatori italiani. E comunque, rimane alla fine l’interrogativo di fondo a generare una certa preoccupazione: si tratta di un processo reversibile o viceversa prospetticamente irreversibile?”.
Al dibattito, coordinato dall’architetto e giornalista Paola Pierotti, sono intervenuti inoltre Silvia Viviani, presidente INU nazionale; Guido Avigdor, direttore creativo, Eggers 2.0; Franco Costa, presidente e ad di Costa Group; Alfonso Femia, architetto.

Benito Sicchiero

 

 

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