Centro culturale Valmaggi, personale pittorica di Cristiano Ricci

In visione da domenica 8 marzo sino al 22 il vernissage di Cristiano Ricci presso il Centro culturale Valmaggi di via dei Partigiani 110 a Sesto San Giovanni, un ambiente per la cultura sestese molto importante perchè oltre alla pittura si rappresenta musica ed è inoltre sede di un Cineforum di valore.
Dopo anni di ricerca, i suoi lavori sulla tela non cercano l’immagine, il disegno, la luce, la pace. Atmosfere che disturbano, con dentro storie sostenute da colori vivaci con personaggi e «figure grottesche, bestiali, con una loro mostruosità», ci spiega l’artista.
«Amo la curiosità a cui siamo obbligati per capire meglio ogni cosa. Riempio tutto di segni, facce e forme perchè ho paura del vuoto… uso pochi segni e forme tantissime volte, scegliendo la bidimensionalità che si intreccia all’infinito. Spesso al lavoro di architetto in ufficio penso al pezzettino che mi resta fare sulla tela e non vedo l’ora di ritornare».
Osservando con molta attenzione una sua opera centimetro per centimetro si intravedono maschere teatrali, visi deformi,forme forse di animali, occhi che ti scrutano senza cercare contatti fisici o psicologici, percorsi che appaiono e scompaiono sostenuti o volutamente nascosti dalla straordinaria ricchezza e potenza dei colori che risaltano dalla tela e ti si piantano nel cervello.
La serie delle “Finestre alte per la tua Cucaracha” di grosse dimensioni ha una luminosità e una imponenza legata al bello dei disegni e dei colori accesi. Altri quadri di dimensioni più raccolte hanno titolo provocatori legati a un momento della sua vita privata. Come “Danza appassionata calda per un cielo di rose (su carta).
Bello e originale il dipinto “Gatto con orecchino e garibaldino e antimilitarista”. C’è poi la serie bianca degli “Acufeni con melodies”, dove prevale una notevole ironia. Bruciante il quadro sul “Seminatore contadino” o quello astratto e immediato dedicato “…Alla morte delle cose.”
E’ vero che spesso dentro la tela manca l’aria, ma è un effetto voluto con i vuoti eliminati e sostituiti da brandelli di vita, «perché – spiega Ricci – amo raccogliere energia e trasferirla nella mia pittura, seguendo una matrice popolare, folk che in parte può virare al Pop».
Rufino Tamayo,Basquiat, Keith Haring, la Transavanguardia italiana e i nuovi ultimi selvaggi tedeschi gli artisti di riferimento.
Le sue immagini sono volutamente primigenie e provengono dall’arte e dalla rappresentazione popolare del creato e della società.
«Lavoro in una totale assenza di mercato, di stimoli culturali e quindi di senso ma trovo un senso per me molto profondo», sottolinea il pittore.
L’arte visiva non è il solo campo di ricerca di Cristiano Ricci. E’ anche un ottimo poeta che ha scritto volumi come “Il Teatro del Tempo”. Il “Cineamatore ( 2012)” e “Ritratto disarmatico 2014)”, forse il volume più di riferimento alla sua pittura che porta dentro sempre immagini e personaggi scolpiti e un po’ visionari.
Qualche volta la scrittura chiama la pittura che a sua volta pesca nel campo della creatività poetica creando una parvenza di continuità, anche se le due cose sono giustamente separate vivendo di una sana vita propria totalmente indipendente. Bella e originale la scelta dei titoli delle opere, inventata al momento e legata ai fatti e alle ore della vita di tutti i giorni.

Paolo Lezziero

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