Sabrina Doulmadji: non è ancora chiaro come un corso di nuoto per sole donne possa ostacolare l’integrazione

nuoto musulmaneCorso di nuoto per sole donne alla piscina comunale Olimpia gestita dal Geas. Ad organizzarlo il centro islamico di Sesto. La notizia si diffonde e le reazioni bipartisan non si fanno attendere. «E’ il classico esempio di discriminazione al contrario – sbotta Roberto Di Stefano (FI) -. Sarebbe bello capire, se qualche volta il Comune riesce a non subire i diktat della comunità islamica e a fare applicare le stesse regole anche a loro». Scelta indigesta anche per Loredana Pastorino (PD), membro della segreteria Geas e consigliere comunale: «Non condivido la scelta del Geas di organizzare un corso solo per donne (musulmane e non) non consentendo l’accesso in piscina ad istruttori uomini. Sono contro ogni forma di discriminazione». Così via facebook l’ex senatore Luigi Vimercati (PD): «Una vergogna per il Geas che l’organizza e per il Comune che mette a disposizione una piscina comunale! Di questo passo accetteremo la sharia». Parla invece di strumentalizzazione politica Sabrina Doulmadji, responsabile del dipartimento di società civile del Centro Islamico di Sesto: «Per chi ha avuto modo di viverla, l’esperienza del corso di nuoto svolto l’anno scorso nella piscina Comunale di Sesto San Giovanni, è stata un’esperienza estremamente positiva, energica, divertente e … femminile. Sì, perché per un giorno alla settimana un gruppo di donne si ritagliava uno spazio da dedicare per sé stando solo tra donne, divertendosi e ridendo lontano dal resto del mondo.».
L’idea del corso, ricorda Doulmadji, è partita da una concreta esigenza di un gruppo di ragazze arabe che volevano vivere “l’esperienza piscina” in intimità.
 «Si è pensato allora di discutere la possibilità di fare un corso per sole donne, per tutte le donne e non solo “islamiche”, con diverse strutture di un Comune come Sesto che ha sempre accolto e benvisto le attività sociali e sportive che promuovono il dialogo e l’integrazione. 
Tutte le donne iscritte al corso, versando ovviamente la quota d’iscrizione come tutti, si recavano un giorno alla settimana a nuotare e magari scambiarsi qualche ricetta e confrontarsi, come quando si va dalla parrucchiera o in una delle tante palestre per donne. 
Iniziative come questa, oltre a dare la possibilità a chi ha credi e culture diverse di sentirsi parte integrante di questo Paese, e ad agire di conseguenza, fa in modo inoltre di dare più spazio a tutte quelle donne, italiane o straniere che siano, che preferiscono avere degli spazi dedicati a loro, con delle attività dedicate a loro». 
E le reazioni di questi ultimi giorni? «Naturalmente, come spesso purtroppo accade – commenta Doulmadji -, la vicenda è stata politicamente strumentalizzata per puntare il dito contro “gli stranieri che non vogliono integrarsi”, evocando anche versioni distorte di fatti come i crocifissi nelle scuole. Non è ancora chiaro però come un corso di nuoto per sole donne possa ostacolare l’integrazione poiché il corso non è dedicato a donne di una particolare religione o nazionalità e poiché lo sport unisce sempre e non divide! 
E così il corso è partito e si è concluso con l’inizio della stagione estiva. E dato il successo, si è valutata la possibilità di rifarlo.
 Sarebbe opportuno che alcune forze politiche invece di polemizzare su questioni di scarsa rilevanza, andando ad analizzare chi frequenta le piscine, e alimentare l’odio contro le minoranze, si interessassero dei pressanti problemi sociali reali, come le mancate prospettive lavorative per i giovani e le misere pensioni, il degrado ambientale e sociale. Questo genere di polemiche sono ben costruite per distogliere l’attenzione dall’inerzia e dalla mancanza di iniziative poste in essere da parte della nostra classe politica per risolvere la grave crisi in cui si trova il nostro Paese da diversi anni. 
Da prendere in considerazione anche la presenza già da molti anni, sul territorio nazionale, di corsi di danza per sole donne, palestre per sole donne e molte altre iniziative esclusivamente al femminile. Ma tra tutte, solo il corso di nuoto organizzato da un centro islamico suscita tante polemiche. Due pesi due misure? Quale metro bisogna usare per definire la normalità?».

Il nostro commento

Cara Sabrina, intanto la ringrazio di essere stata così gentile, inviandomi il suo punto di vista. Vede, lei é piuttosto brava a cogliere momenti di aggregazione che possono essere condivisibili, ovviamente, però, dal suo punto di vista.
Del resto, non ci sono problemi particolari per condividere quanto afferma e sarebbe auspicabile che queste esperienze potessero essere ripetute, ma creda a me, tutto questo, niente ha da spartire con una sana integrazione, che ormai é una cosa ben accettata da tutti. Quello che potrebbe essere frainteso semmai sono gli eccessi che potrebbero essere scambiati per una cosa normale, quando, invece, normali non sono.
Vede, cara Sabrina, a decidere queste iniziative sono diversi protagonisti e quasi sempre, il fine o i fini, non coincidono con l’intendimento che si vorrebbe perseguire. Certo, praticare lo sport é sempre una bella cosa, ma poi, sotto sotto, potrebbero saltar fuori altri intendimenti come, ad esempio, il tentativo di strumentalizzare ogni cosa – non certo da parte vostra. Voglio far intendere, cara Sabrina che in Italia, i politici nazionali o locali sono molto fantasiosi al punto che, per prendere qualche voto in più, una ne fanno e cento ne pensano.
Da qui, si potrebbe intuire qualche strumentalizzazione tendente a favorire una parte a danno di un’altra. Non sarà ancora proprio così, ma poco ci manca …
Per chiarire meglio cosa intendiamo noi italiani per una sana integrazione, voglio raccontarle un episodio. Qualche anno fa, nella mia famiglia é passato a miglior vita un mio fratello.
Il poveretto é stato seppellito in un campo nel cimitero monumentale di Sesto San Giovanni. Dopo un solo giorno, siamo andati a visitare la tomba, portando un mazzo di fiori. Con grande meraviglia (non in senso negativo, sia chiaro), abbiamo constatato che a fianco di mio fratello, aveva trovato posto un cittadino cinese. La cosa, ripeto, non ci ha procurato alcun pre-giudizio negativo. Ecco un buon viatico per una integrazione assolutamente da condividere… Devo aggiungere, però, che secondo voci diffuse in città, sembrerebbe che i musulmani intenderebbero avere un posto tutto per loro, dove seppellire i loro defunti.
Questo, cara Sabrina, non mi sembra andare verso una integrazione paritaria e, forse, potrebbe essere causa di qualche ripensamento su questo problema.
Ma come – si potrebbe pensare – noi italiani, facciamo di tutto per essere trattati alla pari con gli “stranieri” e loro, invece, intendono avere un trattamento in esclusiva? Da qui, si potrebbe davvero pensare a una integrazione alla rovescia.
Bene, ho cercato di dare una spiegazione a qualche malinteso, ma deve credere, non sempre, le cose risultano essere lineari. Anzi, si fa molta fatica a capire fino in fondo la strada da percorrere.
Mi scuso per la lunghezza, ma credo che é sempre meglio spiegarsi e capire tutto, anziché stare in silenzio, sottacendo le cose che non vanno per il giusto verso. Con stima e amicizia.

Mario Carmelo Guerrisi
Direttore dello Specchio di Sesto

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