Centro islamico “temporaneo” in via Trento, Hocine Bouchemal: lavori fermi, stiamo regolarizzando la pratica

moschea rendering seste«Stiamo regolarizzando la pratica secondo le disposizioni di legge». Questa la risposta di Hocine Bouchemal, Direttore del Centro Islamico Sesto San Giovanni, quando gli chiediamo di aggiornarci sullo stato dei lavori nella sede “temporanea” del centro islamico in via Trento 106.
Sede “temporanea” di cui i cittadini sestesi sono arrivati a conoscenza dopo la segnalazione dei consiglieri dell’opposizione, Antonio Lamiranda (FdI) e Roberto di Stefano (FI), secondo i quali (carte e visure catastali alla mano) non sarebbero state rispettate le norme di legge e la moschea “temporanea” sarebbe abusiva perché ospitata da un immobile (un capannone) che il Pgt destina ad attività produttive e non culturali o a luogo di culto.
«Quella di via Trento è una soluzione provvisoria – precisa Bouchemal -. Ora non c’è nessuno dentro, continuiamo a riunirci in via Tasso, sede che dovremo però lasciare perché abbiamo ricevuto lo sfratto».
Proprio lo sfratto ha portato la comunità islamica a cercare una nuova sede provvisioria, in attesa che in via Luini inizino i lavori per la costruzione del centro islamico. Lavori che non partiranno a breve, visti i tempi lunghi e gli elevati costi degli interventi di bonifica.
«Per quanto riguarda il progetto del centro islamico in via Luini – spiega Bouchemal – siamo ancora nella fase preparatoria del terreno, le bonifiche non sono ancora partite. Per questo motivo, e in considerazione dello sfratto, si è resa necessaria una sede temporanea dove riunirci in preghiera». La sede di via Trento, appunto, dove questa estate sono partiti i lavori per la sistemazione del capannone che dovrebbe ospitare circa un centinaio di persone.
E l’amministrazione comunale di Sesto San Giovanni? I consiglieri Di Stefano e Lamiranda sono lapidari nell’accusarla di “disarmante silenzio perché pur a conoscenza del presunto illecito e seppure richiesto da alcuni cittadini non è ancora intervenuta”.
Nei giorni scorsi la risposta del vicesindaco Felice Cagliani, pronto a ricordare che “nei confronti dei proprietari e degli affittuari del capannone di via Trento sono state seguite le procedure seguite con qualsiasi altro cittadino” e a rimarcare la posizione dell’Amministrazione comunale di apertura piena al dialogo («Vediamo con favore la possibilità che il Centro culturale islamico di Sesto, in attesa di realizzare il proprio edificio in via Luini, possa trasferirsi temporaneamente in via Trento (…) a patto di seguire tutte le norme e le leggi previste dallo Stato italiano»).
Ma a che punto sono i lavori, torniamo a chiedere a Bouchemal?
«I lavori sono fermi – ribadisce Bouchemal -, al momento ci riuniamo ancora in via Tasso. Stiamo regolarizzando la pratica secondo le disposizioni di legge, dopodichè, in attesa di veder realizzato il progetto in via Luini, torneremo a riunirci nella sede di via Trento, continuando al contempo a portare avanti una tradizione di dialogo con la comunità sestese».
Come in occasione della tradizionale festa di fine Ramadan, in occasione della cena “Ramadan – Saperi e Sapori”. «Una cena condivisa con la città – conclude Bouchemal -, per rafforzare e consolidare il percorso del dialogo iniziato da tempo. In quell’occasione, come già in passato, è passato a trovarci anche don Brigatti (il prevosto di Sesto San Giovanni, ndr) al quale abbiamo avuto modo di manifestare piena solidarietà per quello che sta succedendo ai Cristiani».
E rispetto alle recenti dichiarazioni del Presidente della Comunità islamica di Cinisello Balsamo Usama El Santawy (in una recente videointervista su stampa nazionale ha affermato tra l’altro che “i musulmani in Italia sono trattati come “schiavi portatori di benefici”), qual è la vostra posizione: «Prendiamo totalmente le distanze – conclude deciso Bouchemal – da qualsiasi forma di integralismo».

La redazione

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