Sesto San Giovanni, esposto dei consiglieri Lamiranda (FdI) e Di Stefano (FI) per segnalare la presenza di moschea abusiva in via Trento: disarmante silenzio dell’Amministrazione comunale

moschea via trento volantino«Ancora una volta la comunità islamica locale mostra il più totale disprezzo per le regole e le leggi italiane, in barba ai proclami di chi sventola la bandiera dell’accoglienza e dell’integrazione. Non è la prima volta che la comunità islamica locale trasgredisce alle leggi, destinando a uso improprio immobili d’altro genere, anche in via Vittorio Veneto era avvenuta la medesima situazione alcuni anni fa». La protesta arriva da due esponenti dell’opposizione sestese, i consiglieri comunali Antonio Lamiranda (Fratelli d’Italia) e Roberto Di Stefano (Forza Italia), uniti nel denunciare la presenza di una moschea abusiva a Sesto San Giovanni, per la precisione in un capannone di via Trento 106.
«L’amministrazione comunale sestese – continuano Lamiranda e Di Stefano – decise, per risolvere la questione, di individuare un luogo idoneo per realizzare la nuova Moschea. La scelta ricadde su un’area periferica ed in fase di sviluppo, via Luini. Nasce così il progetto Moschea MilanoSesto, ma il sogno della comunità islamica – inaugurare la moschea in tempo per Expo – sfuma davanti ai tempi delle bonifiche. Ora, in attesa che Arpa definisca le modalità di intervento sui terreni inquinati, la comunità islamica decide di allestire una moschea in un capannone di via Trento».
I due consiglieri comunali allegano copia dei volantini diffusi in zona dai responsabili del “centro islamico di Milano Sesto” sui quali è anche indicato l’iban per effettuare donazioni per la costruzione della moschea e sui quali è segnalata la sede “temporanea” operativa in via via Trento, in un immobile che il Pgt destina ad attività produttive e non culturali o a luogo di culto.
«Disarmante – concludono Di Stefano e Lamiranda – poi apprendere che sindaco, assessori e uffici tecnici sarebbero a conoscenza del presunto illecito e seppure richiesto da alcuni cittadini non sono ancora intervenuti. Non crediamo sia corretto che una moschea sorga senza i permessi di apertura e di destinazione d’uso come prevista dalla normativa urbanistica».
La protesta dei due consiglieri comunali non si ferma qui. «Manderemo copia dell’esposto anche in Regione Lombardia, chiedendo al governatore Maroni di intervenire per far rispettare la legalità al sindaco di Sesto San Giovanni qualora non predisponga un’ordinanza che blocchi immediatamente le attività all’interno del capannone».

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