La vecchia Azienda Farmacie Comunali diventerà Srl. Non avrà più un CdA ma un amministratore unico, un direttore generale e un collegio di vigilanza

farmacia comunaleUsciti dalla fase di emergenza (con la fine del commissariamento durato quasi dieci mesi) si può iniziare ad entrare nei dettagli della trasformazione dell’Azienda Speciale Farmacie comunali in società a responsabilità limitata. Questo il succo dell’incontro odierno nella sala giunta del Comune di Sesto San Giovanni, trasmesso anche in diretta streaming sul sito del Comune.
“Siamo convinti che questo sia stato il percorso giusto per rilanciare un patrimonio della città e non disperderlo – ha esordito il primo cittadino di Sesto Monica Chittò -, pur convinti che in un mercato che cambia, il servizio debba aggiornarsi”.
Ieri si è svolto un incontro con i lavoratori delle farmacie (che manterranno nella trasformazione il contratto degli enti locali, rinunciando a premi fino al 2017 e con due ore in più a settimana), che segue un precedente incontro con le RSU. Seguiranno due commissioni consiliari e il consiglio comunale.
“Anche se l’Azienda Speciale si trasformerà in Srl – ha ribadito Chittò – e avrà una vita sua, ne daremo sempre riferimento in consiglio comunale”. Chiaramente, anche perché il Comune manterrà il 50,1% delle azioni, in caso di ingresso di altri soggetti che potrebbero essere sia pubblici sia privati.
Per quanto riguarda lo statuto, la società avrà un amministratore unico (oggi Giovanni Bianchi), un direttore generale (compenso tra i 60 e gli 80 mila euro annui) entrambi scelti con bando pubblico ma nominati dal sindaco. Sarà sempre il sindaco a nominare il collegio di garanzia formato da sette componenti, con compiti di vigilanza sull’operato dell’azienda.
“Intanto -ha ricordato l’ex commissario Luca Finazzi -, venerdì il consiglio comunale voterà due delibere: una di conferimento alla Azienda Speciale di beni immobili di proprietà comunale (i nove immobili che ospitano le farmacie: valore 2 milioni di euro) che contribuiranno a patrimonializzare la futura società. La seconda delibera riguarderà invece la trasformazione in Srl, motivandola in una logica di apertura ad altri soggetti e territori”.
Per quanto riguarda la proprietà, la società nasce pubblica, il comune manterrà il 51% delle azioni, la governance sarà data da un amministratore unico sempre nominato dal sindaco, il direttore generale sarà invece nominato dalla assemblea (quattro anni di mandato per entrambi).
Ottimista per il futuro il direttore Asfc Michele Colasanto: “Riteniamo che il piano redatto sia sostenibile e non dovrebbe comportare sorprese negative nei prossimi anni. In base alle indagini dell’asseveratore, il 2013 dovrebbe essere l’anno più critico per il settore che invece dovrebbe iniziare a ripartire dal 2014”.
Altro punto fondamentale è l’affitto del ramo d’azienda del magazzino, in fase di firma con l’azienda aggiudicataria che dovrebbe nei prossimi anni liberare l’Azienda di una serie di costi diretti del magazzino (utenze, trasporti, risorse magazzino, 4 dipendenti), facendo percepire un affitto di 67mila euro annui.
“Le farmacie – ha concluso l’amministratore unico Giovanni Bianchi – sono una partecipata che sta nella tradizione sestese dagli anni ‘50 e devono mantenere la mission anche nella fase attuale, nonostante le condizioni di mercato e gli utenti siano mutati. Questa scelta è stata fatta quindi per mantenere questo servizio”.

Qualche considerazione:
Che dire, intanto di primo acchito non sembra cambiare di molto la vecchia filosofia che ha retto finora l’Azienda Speciale Farmacie Comunali. Dal piano industriale presentato si può intuire che la gestione non avrà un grosso cambiamento come da precise istruzioni di questo governo che si è invece pronunciato in modo puntuale sul futuro di municipalizzate e partecipate comunali.
A Sesto, come sempre, si è voluto insistere sulla tradizione: ad esempio il contratto del personale sarà quello di sempre, vale a dire equiparato a quello dei dipendenti comunali. Né tantomeno sembra cambiare qualcosa in termini di orari di apertura delle farmacie e di orari di lavoro. Perfino l’orario notturno è stato dimezzato: fino alla mezzanotte. Unica, forse, novità potrebbe essere quella di non protrarre oltre la gestione del magazzino (già fallimentare) che sarà dato in locazione ad un’altra azienda privata, dietro il pagamento di un canone annuo di circa 60 mila euro.
Non si capisce bene poi se le attuali sedi delle farmacie (nove) saranno messe in vendita e nel qual caso la nuova Srl come si comporterà con quelle stesse sedi: le affitterà o le acquisterà?
Ci vorranno sei mesi ancora di sofferenza gestionale ed economica prima di stare tranquilli … almeno questo si intuisce dal piano industriale illustrato.
Verrebbe da dire, per richiamare un vecchio detto, che la montagna ha partorito un topolino, in quanto le entrate ipotizzate non sarà poi così facile attuarle, dato che la concorrenza è forte e più presente sul territorio. La stessa mentalità dei cittadini, del resto, è profondamente mutata rispetto a quando nacque questa Azienda. Oggi, infatti, acquistare in una farmacia pubblica, privata o in una parafarmacia, non fa alcuna differenza …

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Un commento

  1. Con una azienda, sia pure strutturata in Srl (ex Azienda Speciale Farmacie Comunali di Sesto San Giovanni), la cui maggioranza azionaria (51%) é in mano al Comune, difficilmente si può sperare che entri qualche altro socio. Un eventuale ingresso, sarebbe scoraggiato da uno Statuto, fatto apposta per rimanere in eterno azienda pubblica. Verrebbe altresì scoraggiato dalla pesantezza di gestione, fin troppo rigida, soprattutto perché il contratto di lavoro dei dipendenti rimarrà uguale a quello dei comunali. Una gestione che sarebbe inoltre appesantita dalla rigidità dell’orario di lavoro, fortemente controllato dai sindacati che fanno e disfano a loro piacimento. Nel recente passato, quest’azienda, é andata incontro a risultati economici fallimentari, tanto che due milioni di euro sono stati coperti dal bilancio comunale – leggi pure dai cittadini – In queste condizioni, che rimarranno anche in futuro, chi azzarderebbe a ficcarsi in una tale avventura, buttando via i suoi soldi? E pensare, che tutto avviene contro le stesse direttive dell’attuale governo presieduto da Matteo Renzi che, su questo argomento si é speso molto, consigliando gli enti locali a cambiare metodo di gestione e, possibilmente, abbandonare le attività che non rientrano espressamente nei compiti istituzionali dell’organizzazione statale nazionale e periferica.

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