Area cani giardino Padovani-Corridoni, raccolta firme dei residenti per richiedere il trasferimento

OLYMPUS DIGITAL CAMERASesto San Giovanni, giardino Padovani-Corridoni, esterno giorno. Il vociare allegro dei bambini, poco distanti su altalene e scivoli, si percepisce appena. A sovrastarlo è il “botta e risposta” tra cani. Alcuni di grossa taglia, altri più mingherlini. Passano pochi minuti e un terzo, poi un quarto e un quinto latrato si aggiunge.Cala il sole, stesso scenario, stesso “sottofondo sonoro”. La bella stagione invita ad uscire e comprensibilmente gli amici a quattro zampe accompagnati dai loro amici a due, si deliziano nelle aree cani cittadine. Un po’ meno deliziati (per usare un eufemismo) sono gli abitanti del circondario, che proprio non riescono a fare l’abitudine con quell’incessante cacofonia. Dal primo mattino, all’una e trenta di notte, quando alcuni sestesi ritengono opportuno portare il cane fuori, con buona pace di chi abita in zona e magari si è appena addormentato perché l’indomani deve alzarsi presto, o ha appena fatto addormentare i bambini o si occupa di una persona invalida. Certo, ci sono tutte le (sacrosante) ragioni dei cani e dei loro proprietari. Nessuno nega che debbano muoversi e esprimersi liberamente nelle aree appositamente pensate per loro, come il parco dietro il supermercato di piazza Oldrini. Il problema subentra quando il posizionamento dei recinti delle aree cani all’interno di un vero e proprio anfiteatro di costruzioni elevate crea una forte amplificazione del rumore.
«Sia chiaro, tutti noi amiamo gli animali ma la situazione è diventata insostenibile: non si riposa, non si lavora, perché alcuni hanno anche uffici e provi lei a concentrarsi con i latrati nell’orecchio mattina e sera, con fino a 14 cani contemporaneamente o a rotazione». La segnalazione arriva da due cittadini esasperati, Massimo Grecchi e Maurelio Motta, che rappresentano i condomini di vicolo Baldanza e dei condomini prospicenti il parco Padovani-Corridoni e che da anni fanno notare all’amministrazione comunale come la posizione di questa area recintata per cani sia incompatibile con la tipologia di case che la circondano.
La situazione, spiegano Grecchi e Motta, peggiora quando nel 2012 l’Amministrazione comunale, per motivi igienici, decide di spostare di qualche metro l’area cani (prima a ridosso dell’asilo Corridoni), avvicinandola di fatto all’area giochi nel parco Padovani-Corridoni. «Che senso ha – si chiede Grecchi – spostarla perché era vicino a un asilo e metterla a pochi metri dall’area giochi, tra l’altro molto frequentata nel pomeriggio. Questa misura messa in atto dall’A.C. non risolve in nessun modo i problemi di igiene e di disturbo della quiete pubblica». Attualmente l’area in questione è costituita da due diversi recinti, distanti uno dall’altro di circa 90 cm. E questo crea non pochi problemi. «La concentrazione di più cani nei due recinti – spiegano i due cittadini – esalta il forte comportamento territoriale degli animali ed instaura i comportamenti da branco, cosa che si esprime con forti e continuate “vocalizzazioni” degli animali in risposta ad una sovrabbondanza di stimoli. La cosa si ripresenta un eccessivo numero di volte nell’arco dell’intera giornata, portando ad un disturbo della quiete pubblica, pur con pause, ma attivo dalla prima mattina a notte inoltrata.».
La situazione di grande disagio dei residenti è stata notificata alla Polizia Locale di Sesto e successivamente ribadita all’Assessorato all’Ambiente, a partire da gennaio 2013, ma le risposte non soddisfano i residenti (anche perché in una comunicazione del luglio 2013 dei responsabili dei servizi ambientali le “vocalizzazioni” sono definite sporadiche, stando ai sopralluoghi effettuati). «Il parco – continuano i due sestesi – si è definitivamente dimostrato come palesemente inadatto a ospitare un’area cani, come già più volte segnalato». E per avvalorare le loro segnalazioni i due cittadini ci mostrano alcuni filmati realizzati con i telefonini in diversi momenti della giornata. Latrati e ululati si alternano dalle 6 del mattino all’una di notte. «La situazione – ricorda Motta – ha portato all’instaurarsi di una condizione di forte conflittualità fra i residenti e alcuni proprietari di cani. Ciò, tra l’altro, è avvenuto con una frequenza tale da far nascere un problema di ordine pubblico».
Dunque che fare? «Le reazioni singole si sono moltiplicate e i condòmini, considerato che la situazione a tutt’oggi è immutata dal punto di vista igienico e del rumore e ricordando che il disturbo della quiete pubblica è un reato penale (art.659 C.P), abbiamo protocollato una lettera con 110 firme per richiedere il trasferimento in zona adatta dell’area. Se entro trenta giorni dalla data di protocollo non otterremo dall’Amministrazione comunale la risposta risolutiva, ricorreremo a tutti gli strumenti legali possibili per ottenere quanto richiesto».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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