“Nuovi racconti della Bettola”, personaggi vividi e luoghi del cuore nel libro di Paolo Lezziero

libro lezziero racconti bettolaCi sono Bertino il salumiere con i suoi panini speciali, molto graditi ai camionisti, e il suo nemico-amico Renzo il macellaio. Le loro due botteghe, quasi una di fronte all’altra lungo l’unico stradone che porta a Monza e a Sesto San Giovanni illuminavano le sere del rione come due occhi vigili e attenti sulla vita del piccolo borgo.
Ci sono Ludovico, impiegato in fabbrica, e sua moglie Iride, donna spiccia e volitiva, e il loro sogno di acquistare nuovi mobili. E c’è Richèto, manovale con cinque figli a cui i vecchi mobili di Ludovico faranno certamente comodo.

C’è il Doni, con il suo sorriso dolce e la sua umanità, la pancia prominente, accoccolato nel suo angolino nel bar-tavola calda.
C’è lo zio Ivano, aspetto burbero e gran cuore, mani d’oro per i motori e braccia forti con le quali issare sulle spalle gli adorati figli per portarseli, ancora mezzi addormentati, nel lettone accanto alla moglie.
Sembra quasi di conoscerli i personaggi che animano il libro “Nuovi racconti della Bettola” di Paolo Lezziero (edizioni ‘La vita felice’). Un centinaio di pagine dove con tratto leggero, grazia e dolcezza, lo scrittore-poesta figlio di immigrati polesani e sestese d’adozione, guida il lettore tra quel pugno di case, capannoni, botteghe, dove convivevano tre differenti tipologie sociali: famiglie contadine che ancora vivevano nelle corti rurali, famiglie operaie, impiegati e pochi dirigenti.
Un microcosmo di operai sempre in sella alla bicicletta, bottegai ciarlieri e porto sicuro per la comunità, zii di ritorno dalla guerra, donne volitive e infaticabili, bambini cresciuti nei cortili con le ginocchia sbucciate e i sorrisi mai annoiati, a cui Lezziero dedica nuovi racconti, storie della comunità dei cosiddetti paesaggi contemporanei, quelli che, come scrive nella prefazione Giancarlo Consonni, assomigliano a quadri di Jackson Pollock: dispersione e accumuli, grumi e strisce.
Una metropoli contemporanea dove tutto è precario e instabile, a cominciare da quei colossi industriali che ai contemporanei potevano apparire perenni e che si sono dissolti nel giro di pochi anni causando scombussolamenti sociali a catena.
Protagonista dei racconti è la Bettola Vecchia, un pugno di case a corte e villette, uno scampolo di territorio del comune di Cinisello che si insinua tra le propaggini meridionali di Monza e i confini settentrionali di Sesto San Giovanni.
Racconti dal sapore antico eppure contemporaneo, con il quale l’autore ci parla della sua giovinezza ma anche dei giorni nostri, perché a soffermarsi su alcuni passaggi, vengono i brividi per quanto sono attuali, come quei due occhi spenti delle vetrine del salumiere e del macellaio, che diventano decine, centinaia e poi migliaia.
Tagliate le gambe delle fabbriche, adesso le avevano accecato gli occhi. E non servivano polmoni per respirare un’aria diversa, che semplicemente non c’era più”.

“Nuovi racconti della Bettola” di Paolo Lezziero (Ed. La vita felice), 108 pagine, euro 12,00, in vendita presso Libreria Tarantola Sesto Rondò.

Francesca Paciulli

 

 

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