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Recupero aree dismesse, il Comune all’Unione Inquilini: ben lungi dall’essere inadempiente, l’Amministrazione di Sesto ha da tempo messo al centro della propria attenzione la questione dei tanti edifici non utilizzati

Dalla Amministrazione comunale di Sesto San Giovanni riceviamo e pubblichiamo

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIn risposta alla nota pervenuta lo scorso 13 febbraio dall’Unione Inquilini di Sesto relativa alla richiesta di applicazione della normativa vigente in materia di recupero aree dismesse (nello specifico l’edificio ex Impregilo), si trasmette relativa comunicazione degli uffici dell’amministrazione comunale.

Alla c.a.
Comitato Unione Inquilini Sesto San Giovanni

“Il regolamento edilizio del Comune di Sesto San Giovanni già prevede specifiche disposizioni  nei confronti dei proprietari al fine di mantenere in “ordine” i propri edifici, in particolar modo quelli abbandonati e mal messi sotto il profilo igienico-sanitario, del “decoro” o della sicurezza. Si tratta dell’art. 52 e 71 rispettivamente dedicati agli edifici in disuso e alla manutenzione e revisione periodica degli edifici che, fra le altre cose, dispone che siano assicurate “condizioni di salubrità, di decoro e di igiene” e che questi “siano resi inaccessibili” se non utilizzati . E’ in base all’articolo 71 del Regolamento edilizio che in data 17 ottobre 2013 l’Amministrazione ha emesso una ordinanza ingiungendo alla proprietà dello stabile di Viale Italia 1 di provvedere alla sua sicurezza (ordinanza n.11, protocollo n.75171) ed alla ricognizione generale dell’immobile al fine di determinare l’effettiva situazione anche in ordine alle parti strutturali. L’ordinanza è stata successivamente sollecitata con lettera protocollo n.10478 nel febbraio di questo anno. Si precisa che sul proprietario grava uno specifico dovere di cura e di vigilanza sul bene ai sensi dell’art.2053 del Codice Civile ancor prima che dal Regolamento Edilizio.
L’affermazione secondo cui l’Amministrazione comunale non ha provveduto ai suoi obblighi non risponde quindi al vero, giacché essa è intervenuta da parecchi mesi.
Maggiore interesse riveste l’art.97 bis della legge urbanistica regionale. Nel marzo del 2012 Regione Lombardia ha infatti modificato la legge urbanistica introducendo una norma speciale per il recupero degli edifici abbandonati o non utilizzati. L’interesse per questa norma sta nel fatto che Regione non prevede l’intervento dei comuni in sostituzione dei privati inadempienti, che comporta un onere insostenibile per le casse comunali, come ad esempio stabiliscono quasi tutti i regolamenti edilizi, compreso quello di Sesto San Giovanni o di Milano, ma contempla una sorta di sottrazione, rende cioè inutilizzabile l’immobile qualora il privato, previa diffida, non presenti e realizzi un progetto di recupero e riqualificazione dell’immobile entro dodici mesi dalla diffida. Questo dispositivo, benché nuovissimo e fino ad ora non adoperato da nessuna amministrazione, promette di essere più facilmente utilizzabile e in questo si concorda con i firmatari della richiesta.
Va precisato però che secondo la legge regionale questi edifici devono essere preventivamente individuati dal piano urbanistico comunale (Documento di piano), è necessaria cioè una modifica dello strumento di governo del territorio, certamente possibile e auspicabile, ma realizzabile solo in tempi medio/lunghi. Anche da questo punto di vista quanto affermato circa un presunto obbligo da parte dell’Amministrazione non è pienamente corretto.
Sia la legge regionale lombarda e l’art.97 bis, sia i diversi dispositivi tradizionalmente contenuti nei regolamenti edilizi non sono però in grado di assicurare i “fini sociali” invocati dalla richiesta degli occupanti di Viale Italia 1 che possono essere garantiti solo se l’Amministrazione compra, ovvero espropria gli immobili. Anzi, per certi versi, la legge regionale lombarda premia gli operatori privati che riutilizzano l’immobile di loro proprietà concedendogli un premio volumetrico extra piano fino al 20% di quanto esistente. Così come d’altronde proponeva il piano casa proposto dal governo Berlusconi, la cui efficacia è stata decisamente scarsa.
Ben lungi dall’essere inadempiente, l’Amministrazione di Sesto San Giovanni ha da tempo messo al centro della propria attenzione la questione dei tanti edifici non utilizzati: questione, questa, che al di là degli slogan e delle semplificazioni interessate, implica interventi complessi non in grado di assicurare quanto richiedono gli occupanti e cioè la soluzione dell’emergenza abitativa, argomento altrettanto importante che verrà trattato in un prossimo consiglio comunale”.

 

 

 

 

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