Continua a Sesto l’occupazione dell’ex Impregilo. De Guio (Unione Inquilini): la prossima settimana nuovo incontro con alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIn cima al palazzo un grande cartellone con la scritta ‘Aldodice26X1’ copre l’insegna “Impregilo”, tutto attorno al perimetro cartelloni con messaggi delle associazioni di sinistra (Unione Inquilini, Clochard alla riscossa e Laboratorio Beni Comuni) che nella notte tra sabato 8 e domenica 9 febbraio appoggiano l’occupazione dell’ex sede dell’Impregilo, a Sesto San Giovanni.
Sotto i portici, in viale Marelli 340, un banchetto con volantini a firma delle associazioni.
Entrando, troviamo due rappresentanti delle associazioni, Wainer Molteni di Clochard alla riscossa, al lavoro sul sito web www.aldodiceventiseiperuno.it («E’ operativo da poche ore: sarà possibile trovare tutti gli aggiornamenti delle iniziative. Presto sarà attivo anche il nostro account twitter che si aggiungerà alla pagina facebook») e Marco De Guio dell’Unione Inquilini.OLYMPUS DIGITAL CAMERA
«Lo scorso 10 febbraio – racconta De Guio – c’è stato un incontro presso il Consiglio comunale con i capigruppo per presentare il nostro progetto di riuso dell’edificio ex Magneti A e Impregilo e per chiedere la mediazione dell’Amministrazione comunale con la proprietà, una banca del gruppo BP. Nel corso di quell’incontro siamo stati invitati al ripristino della legalità. Vorrei però specificare che al di là di posizioni ufficiali di chiusura, già la prossima settimana torneremo ad incontrare alcuni consiglieri sia di maggioranza che di opposizione».
Intanto, poche ore fa le associazioni hanno inviato un fax all’attenzione del sindaco di Sesto San Giovanni che lunedì sera nel suo discorso in Consiglio comunale ha tenuto a ribadire “come questa scelta non possa essere assolutamente condivisa né dalla giunta né dal sindaco” e che “in tema di emergenza abitativa, questo problema viene tenuto, seppur faticosamente, nel Comune di Sesto sotto controllo soprattutto per l’impegno che l’Amministrazione ha messo in campo negli anni e che tuttora mantiene considerandolo tra le sue priorità”.
Di avviso diverso sono invece le associazioni che appoggiano l’occupazione: «Nel fax che abbiamo inviato in Comune – spiega De Guio – spieghiamo, che come sarà sicuramente noto all’amministrazione comunale la Regione Lombardia ha introdotto importanti principi in merito alla disciplina delle aree dismesse e alle modalità del loro recupero. Il Piano Territoriale Regionale (PTR), in particolare, afferma la necessità di minimizzare l’utilizzo di nuovo territorio utilizzando i volumi edilizi esistenti ed il recupero delle aree dismesse o abbandonate, con priorità su ogni altra forma di edificazione. Ma non solo, lo stesso articolo 52 del Regolamento Edilizio di Sesto San Giovanni, prevede l’obbligo per l’Amministrazione di attivarsi nei confronti della proprietà di area dismessa attraverso diffida. In definitiva, ribadita la nostra disponibilità ad un incontro e confronto al fine di riqualificare l’area in questione a fini sociali chiediamo quali atti intende adottare l’Amministrazione in ossequio alla normativa vigente».
Al momento sono circa venti le persone che occupano l’edificio di viale Marelli, cinque piani su 36mila metri quadrati di superficie. «Con il contributo di tutti – spiega De Guio -, in tempi di media durata il palazzo può diventare un residence sociale contro la precarietà abitativa. I lavori sono tanti,  anche solo per mettere in sicurezza quella che era una costruzione imponente e oggi è un cumulo di macerie protette da vetri a specchio. Noi siamo disponibili a realizzarli, ma chiaramente c’è bisogno dell’intervento dei Comuni limitrofi e anche della Regione per accedere ai fondi per ristrutturare».
E la proprietà? «Sappiamo che è stata contattata – conclude Molteni – ma non ci sono al momento risposte ufficiali».

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